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Padre Pio e il Messale del 1962: la persecuzione continua
Scritto da Administrator   
Saturday 05 September 2009

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di Francesco Colafemmina


L'attività di modernizzazione della Chiesa Cattolica sembra diventata ultimamente così frenetica da riuscire ad essere persino antistorica. Il caso dell'uso da parte di San Pio da Pietrelcina del Messale del 1962 e del revisionismo relativo a questo fatto storico, ne è un esempio emblematico. Solo il 28 Giugno scorso, sulla 'Gazzetta del Mezzogiorno', in una lettera al direttore, Stefano Campanella, portavoce dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e direttore di 'Tele Radio Padre Pio', si affrettava a smentire la "mistificazione" di un San Pio refrattario al Novus Ordo e "contrario" al Concilio. Ancora oggi, infatti, sembra che Novus Ordo e Concilio Vaticano II rappresentino un unicum che è anche una frattura nella Chiesa tra un prima (da censurare) e un dopo (da esaltare). Così il revisionismo ‘vaticanosecondista’ viene applicato anche a Padre Pio. Con due gravi conseguenze. La prima: contraddire il Concilio stesso e la vera riforma liturgica. La seconda: cercare di modificare la storia sofferta e reale di San Pio. La teoria volta a smentire la realtà finora nota, ovvero che San Pio avrebbe ottenuto da Paolo VI un indulto personale per continuare a celebrare secondo il messale del 1962 è contenuta in una analisi puntuale di Luigi Accattoli (ex vaticanista del 'Corriere della Sera') sul suo blog, poi ripreso pedissequamente dal Campanella. Questa analisi parte dal presupposto che Padre Pio avrebbe chiesto non l'indulto, bensì la facoltà di celebrare la Messa secondo il Novus Ordo, ma in lingua latina. A riprova di ciò Accattoli cita la lettera del Padre Guardiano al Cardinale Alfredo Ottaviani. Lettera del 17 febbraio del 1965 che recita: "Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di lavoro che conduce e per le altre sofferenze a tutti note", per queste ragioni chiede "che la Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto - 4,30 circa -, e cioè due ore prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come Messa privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo restando l’aggiornamento all’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private". Che significa questa richiesta? Secondo Accattoli, "dalla lettera del guardiano si apprende che la dispensa riguardava solo la lingua (a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche venute con il Concilio, come si può vedere dalle immagini delle Messe celebrate sulla mensa rivolta al popolo (il filmato della cosiddetta “ultima Messa di Padre Pio”, celebrata il giorno precedente la morte, lo mostra rivolto al popolo e propongono immagini e audio del diacono e del suddiacono che leggono il Vangelo e l’epistola in italiano)". Facciamo così un passo indietro, dando la parola ad Yves Chiron: "Anche se il Novus Ordo non entrerà in vigore ufficialmente e in maniera obbligatoria solo nel 1969, e cioè sei mesi dopo la sua morte, fin dalla prima domenica di Quaresima del 1965, che cadeva il 7 marzo, furono celebrate per la prima volta messe in lingua volgare, seguendo testi liturgici “sperimentali” del Cardinal Lercaro e di Monsignor Bugnini. Questa liturgia “sperimentale”, che abbandonava il latino e sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento, non poteva incontrare l’assenso di Padre Pio. Prima ancora che fosse ufficialmente autorizzata, chiese, il 17 febbraio, di poter continuare a celebrare la Messa secondo il rito tridentino. Il fatto che il Cardinal Lercaro, suo amico e protettore in svariate occasioni, fosse fra gli iniziatori della riforma non bastava a fargliela apprezzare in qualche modo. Paolo VI acconsentì ben volentieri alla richiesta di Padre Pio e, il 9 marzo, inviava il Cardinal Bacci a portare di persona l’indulto che autorizzava il vecchio cappuccino a continuare a celebrare la Messa della sua ordinazione. La scelta di Bacci non era senza significato. Oltre ad essere stato uno dei pochi prelati che aveva sempre manifestato sostegno ed amicizia a Padre Pio nei momenti più difficili della seconda persecuzione, era anche stato, durante il Concilio, che sarebbe terminato pochi mesi dopo, uno degli animatori della tendenza conservatrice e un ardente difensore del rito tradizionale in latino". Questa ricostruzione è parzialmente esatta. Parzialmente perchè il famoso messale di transizione del 1965 conteneva solo alcune parti in lingua italiana (liturgia della parola e Vangelo - non ancora il Prefazio). Per il resto era lo stesso messale del 1962, con il Canone pronunciato con voce sommessa dal Sacerdote e in lingua latina. Dunque, Padre Pio non poteva affatto chiedere di celebrare secondo il Messale del 1965 ma in lingua latina: il Messale era esso stesso in latino! Oltretutto quella delle parti in volgare è solo una opzione. Il messale era infatti bilingue. La questione essenziale per Padre Pio doveva essere non la lingua quanto il rito (già parzialmente ridotto e modificato nel messale del '65). Alla luce di tutto ciò, l'unica possibilità è che Padre Pio chiedesse di avere uno speciale permesso per continuare ad utilizzare il Messale del 1962. D’altronde, si spiega solo in questo modo la richiesta di considerare la Messa mattutina come "Missa sine populo", dunque "privata" (cfr. Enciclica Mysterium Fidei) e quindi indipendente dalla dimensione comunitaria, nella quale era più comprensibile l'aderenza al Messale del 1962. Ciò che è però dirimente nella questione è l'errore delle date. Se infatti Accattoli indica la presenza del Cardinal Bacci a San Giovanni Rotondo il 1 Aprile 1964, Chiron parla invece del 9 Marzo 1965. Una data precisa e compatibile con la tempistica correttamente ricostruita dallo storico francese. Oltretutto un vecchio articolo tratto dalla rivista "Il Settimanale" del  4 gennaio 1975 si riferisce ancora a questo incontro con Bacci: " L’ultimo colloquio avvenne nella cella n° 5 del convento di Santa Maria delle Grazie, il porporato latinista era venuto anche per portare al cappuccino abitudinario la dispensa vaticana dall’obbligo, sancito appunto dal Concilio (una delle tante innovazioni non condivise), di celebrare la Messa in italiano. Padre Pio poteva continuare a dirla ogni mattina all’alba nel suo latino, come aveva sempre fatto da oltre mezzo secolo. Padre Pio pianse di gratitudine. All’incontro erano presenti alcuni frati, che orecchiarono e riferirono. Ma a rivelare pubblicamente l’episodio è stato Padre Carmelo da Sessano, sguardo azzurro e barba da Patriarca, che fu prima compagno di studi e poi guardiano di Padre Pio dal 1953 al 1958". Un testimone d'eccezione, il Padre Carmelo da Sessano. E' lui, infatti, ad assistere con preoccupazione Padre Pio durante la sua ultima Messa. E vorremmo avviarci alla conclusione proprio parlando di questa famosa ultima Messa. Dalle immagini e anche dai video che ne riproducono alcuni momenti, ci appare un Padre Pio stremato, confuso, con lo sguardo assente. La descrizione la lasciamo alle parole di Raffaele Augello: "Assistito da padre Pellegrino e dall'americano fra’ Bill, Padre Pio scese in sacrestia sulla sedia a rotelle e quando vide i due assistenti, il diacono padre Onorato e il suddiacono padre Valentino, disse loro che non se la sentiva di cantare la Messa: 'Svestitevi, non mi fido!'. I due confratelli risposero che era un ordine del padre guardiano, ma Padre Pio ripetè che non se la sentiva. Il sacrestano dunque andò a riferire la cosa a padre Carmelo da San Giovanni in Galdo. Questi, allora, scese in sacrestia: 'Gli ha dovuto fare dolce violenza per fargli celebrare la Messa solenne in canto, per i Gruppi di Preghiera radunati a convegno. Padre Pio ha ubbidito' ".Da questa ricostruzione si capisce chiaramente come Padre Pio fu invitato nonostante la sua malferma salute a dire la Messa Cantata solo perchè il custode - Padre Carmelo da San Giovanni in Galdo - era stato da poco nominato coordinatore dei Gruppi di Preghiera! D'altra parte, non bisogna dimenticare che ancora fra il 1966 ed il 1967 Padre Pio subì numerosi interrogatori sulla natura delle stigmate e cospicue furono le violenze imposte con cinica devozione al vecchio frate, considerato - sia pur con le dovute eccezioni - un peso più che un onore per quel convento. Pertanto, non possiamo stupirci del fatto che l'ultima Messa abbia il Vangelo in italiano. Di sicuro si sarà trattato di una commistione di Vetus Ordo ed incipiente Novus Ordo, con la ricezione di alcune norme rese disponibili sino ad allora (recita in italiano del Vangelo, ma in latino di Prefazio e Canone, come emerge da tutti i resoconti dell’epoca; Padre Pio infatti recitò il Pater Noster al posto del Prefazio per errore) e magari imposte al Padre, nonostante l'indulto. Ciò a conferma del fatto che Padre Pio ha sempre avuto i suoi più infidi nemici all'interno della gerarchia ecclesiale e del mondo clericale. Solo i laici suoi fedeli lo hanno amato con devozione e abnegazione, confidando in lui e difendendolo dalle gravi angherie subite. Oggi i suoi confratelli non solo cercano di riscrivere la sua storia, per dipingerlo quale fedele paladino del Concilio Vaticano II alla cui temperie rinnovatrice il Santo restò affatto estraneo, ma addirittura si apprestano a traslare la sua salma nell'orrenda Chiesa di Renzo Piano, in una cripta rivestita d'oro che par più un tempio a Mammona che al semplice Frate stigmatizzato. Povero San Pio, perseguitato sia da vivo che da Santo!


Fonte: www.papanews.it

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 16 September 2009 )
 
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