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«Io, gli Este e la memoria di mio nonno»

Martino d’Asburgo Este, nipote dell’ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, racconta l’amore per Ferrara e analizza l’attualità politica

Ferrara, 27 novembre 2018 – Come vive portando un cognome a cui è stata indissolubilmente legata la storia d’Europa? Che pesi personali e responsabilità comporta?

«Del mio cognome sono molto fiero e la responsabilità che sento è molta, proporzionale a quello che i miei antenati hanno fatto e rappresentato per l’Europa. Il mio può essere definito il ramo italiano degli Asburgo; l’ultimo duca di Modena e Reggio, Francesco V, infatti, morì nel 1875 senza eredi maschi diretti ma designò suo erede dinastico il cugino Francesco Ferdinando, a quei tempi terzo in linea di successione al trono imperiale, sotto condizione che assumesse per sé e per i suoi discendenti il nome “d’Asburgo-Este”. Mi sento legatissimo agli Este tramite la mia ascendenza, da mio padre Roberto, a mio nonno, l’imperatore Carlo I, fino all’arciduca Francesco Ferdinando, ucciso a Sarajevo il 28 giugno 1914».

Che impressione le fa venire a Ferrara, dove la parte Estense della sua famiglia ha vissuto e governato per secoli?

«Per me è sempre un ritorno a casa, alla sorgente. A Ferrara, in particolare, si vede il grande splendore degli Este, che fecero conoscere questa città al mondo. Ci verrò questo fine settimana ma spero di tornarci più spesso».

Lei spesso parla giustamente dell’ impero austroungarico come di un modello di convivenza tra popoli, etnie, lingue e religioni diverse. Questo tuttavia funzionava, anche se con rivendicazioni da sopire, in un contesto di monarchia. Lo vede possibile nel contesto dell’Europa democratica di oggi?

«Oggi come oggi ho qualche dubbio ma vorrei fare un passo indietro. All’epoca dell’imperatore Francesco Giuseppe c’era la monarchia ma non era assoluta perché funzionava un parlamento. Lo stesso De Gasperi ne faceva parte. Prima di dichiarare guerra, l’imperatore chiese l’assenso del parlamento. Per quanto riguarda la convienza tra popoli e religioni diverse credo sia possibile ma ad una condizione: che ci sia rispetto per le varie tradizioni e culture. Nell’impero austro-ungarico si parlavano 17 lingue e nell’esercito c’erano un cappellano cattolico, quello protestante, il rabbino e l’imam».

Quindi per tornare all’oggi?

«Oggi ci sono due vie: una Europa omogeneizzata e senza differenze o una Europa in cui si rispettano le diverse tradizioni secolari. La vera Europa, secondo me, è quella in cui convivono culture differenti. Siamo uguali, tutti uomini, ma diversi per storia e culture: questo è il bello del nostro Continente!».

Il rapporto tra il casato asburgico e il papato è sempre stato fortissimo. Quale è la sua opinione sulla chiesa odierna e sull’arretramento del cristianesimo in Europa?

«Le rispondo con una domanda: cosa noi cattolici abbiamo fatto per diffondere la bellezza della nostra religione? La Chiesa ha sbagliato? Può essere, essendo fatta da uomini. Ma la Chiesa non è solo la gerarchia bensì noi cattolici! E siamo noi poco convinti di quanto sia bello esserlo! Ecco, quindi, che l’arretramento del cattolicesimo – che è un fatto reale – è dovuto primariamente all’arretramento di ciascuno di noi. Quanti cattolici si dichiarano tali e lo affermano con convinzione? Pochi! La nostra è per me la più bella e la più umana di tutte le religioni ma non siamo capaci di mostrare agli altri tutta la sua bellezza».

D’accordo. Ma qualche responsabilità ce l’ha anche la Chiesa concepita come gerarchia…

«E’ vero ma ci sono stati momenti di crisi ben peggiore. Pensi all’eresia ariana o quando papa Benedetto XV lanciò il suo celebre appello contro la guerra, definendola inutile strage: quanti vescovi aderirono? E’ vero, c’è un certo lassismo ma è anche colpa nostra».

l casato d’Este, gli Asburgo Lorena in Toscana e il ramo imperiale regnante in Austria Ungheria, segnatamente con il beato Carlo I, rispettarono, ricevendone anche grandi benefici culturali ed economici, le comunità ebraiche. Cosa pensa delle leggi razziali italiane e oggi dell’antisemitismo di ritorno in Europa?

«Le leggi razziali del ’38 sono una cosa scandalosa e triste. Nel momento in cui si comincia a dubitare dell’essenza stessa del genere umano allora inizia la catastrofe».

Leggi razziali approvate con l’avallo dei Savoia…

«Fu un errore gravissimo che ha portato al disastro. Agli Asburgo non sarebbe passato mai per l’anticamera del cervello perché erano profondamente religiosi: per il Beato Carlo, in particolare, l’essere umano era inviolabile. Tenga conto del fatto che Vienna era una città profondamente ebraica. Il ritorno dell’antisemitismo c’è e va denunciato: la situazione è grave in Francia, dove la presenza islamica è massiccia e molti ebrei tornano in Israele».

Che giudizio si sta facendo dell’attuale crisi politica dell’Unione Europea, tra incomprensioni e sviluppo del sovranismo? Teme che l’Ue possa disgregarsi e ripiombare in un conflitto?

«Spero di no perché sarebbe una tragedia. Ma l’Europa deve cambiare, valorizzando la ricchezza delle sue culture senza dimenticare le sue radici cristiane. Negare queste radici è una bugia storica».

Torniamo alla cerimonia ferrarese in onore del Beato Carlo I. Che emozione le suscita?

«Io sono emozionato e Carlo I ne sarebbe felicisismo; lui si è sentito veramente un Este e che sia aggiunto alla lista dei beati e dei santi della casa d’Este per noi è un onore e una grande gioia. Ai ferrarresi dico che il fatto di avere dei santi e dei beati moderni ci insegna che c’è sempre una via per la santità. Sono figure vicine a noi e questo ci aiuta a sperare che anche noi possiamo raggiungerla».

Cristiano Bendin

dal sito : https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/martino-este-1.4316072?fbclid=IwAR1eknXYjK6rwWd7QUXJYpIhl0gHx5b_Z5BOSBeXR1GkQsbGOsFg9VDQJd0

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