Addio alla nonna del Friuli: a 110 anni si è spenta Alba

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La signora Bertoni era la più vecchia della regione, a giugno ne avrebbe compiuti 111. Il figlio Ferruccio: donna intelligente e poliedrica, amava cantare, ha fatto tanti lavori di Anna Rosso

UDINE. Per oltre un secolo è stata una donna dinamica, intelligente e di spirito. Non ha mai smesso di lavorare, di cantare e di pensare alla sua amata famiglia. Alba Bertoni Diplotti, dopo aver raggiunto il traguardo dei centodieci anni di età, si è spenta mercoledì sera. Era nata a Remanzacco nel 1904, dopo essersi sposata aveva vissuto a Udine, a San Gottardo e da una decina d’anni era ospite della residenza Muner de Giudici a Lovaria. Il prossimo 19 giugno ne avrebbe compiuti centoundici. Era la più anziana delle regione e dunque considerata a buon diritto la “nonna del Friuli”.

Nella mente e nel cuore di Alba, che aveva percorso l’intero Novecento e vissuto entrambe le Guerre mondiali, tantissime esperienze e innumerevoli ricordi. Tutti rimasti sempre in ordine, come le perle di una collana. «La mamma – racconta infatti il più giovane dei suoi tre figli, Ferruccio, oggi 76 anni – è rimasta lucidissima fino a pochi giorni fa. Giovedì scorso abbiamo giocato a carte (uno dei suoi hobby preferiti) e l’ho fatta ridere di gusto raccontandole un aneddoto. È sempre stata serena – prosegue -, un carattere splendido. Quando io e i miei fratelli eravamo piccoli ha saputo trasmetterci, con la sua equilibrata severità, i valori più importanti, come l’onestà. E poi quando non parlavamo bene, lei ci correggeva sempre».

A quanti domandavano ad Alba Bertoni, vedova da tanti anni di Eliseo Dipotti, quale fosse il suo segreto di salute e longevità lei ha sempre risposto, come riferisce il figlio, «il lavoro». «Sapeva fare tutto: cucinare, cucire, coltivare la terra, governare gli animali. E si improvvisava anche falegname o elettricista. Ha fatto persino la casellante lungo la tratta ferroviaria Trieste-Lubiana, come aveva ricordato Pietro, classe 1929, l’altro figlio ancora in vita, mentre Renato è mancato già da tempo.

«Qualcuno notava divertito che mio fratello, a 86 anni, andava a trovare la mamma» osserva ancora Ferruccio e aggiunge: «Poter vivere così a lungo accanto a una persona così è stato un regalo della Natura, ora ha lasciato un grande vuoto». Ad Alba piaceva scherzare bonariamente e, solo l’altro giorno, i suoi cari si sono ricordati di quella volta che aveva chiamato mezzo paese a casa sua con la scusa dell’imminente nascita di un vitellino. Non era vero, ma è stato un divertente “pesce d’aprile”, una scusa per divertirsi in compagnia. «Sapeva cucire molto bene – aggiunge Ferruccio – e tanti dei nostri vestiti li aveva confezionati con le sue mani. Il suo unico rimpianto, infatti, era forse quello di non essere riuscita a fare la sarta in modo professionale. Di lei ci rimangono anche tutte le canzoni degli anni Trenta, che cantava continuamente, ’O Surdato ’Nnammurato, Come pioveva e tante altre ancora. E anche – conclude – i racconti ricorrenti di quando aveva incontrato il pilota Francesco Baracca sui prati del Torre oppure di quando il duca Amedeo d’Aosta era stato ospite nella sua abitazione».

I funerali di Alba, che lascia quattro nipoti e quattro pronipoti, saranno celebrati domani, sabato 4 aprile, alle 10.30 nella chiesa di San Gottardo, partendo dalla casa di riposo di Lovaria.

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