Fra tanti litiganti la monarchia muore

Il Duca di Ferro
7 Novembre 2014
Cifra Reale
7 Dicembre 2014

La piazza, il principe e la cronaca di un finale annunciato.

Comunicato congiunto della Presidenza e

 

della Segreteria Generale di RnT- Crocereale

Fine settimana agitato da feroci polemiche, quello appena concluso, per i gruppi monarchici che battagliano sui social; complice una manifestazione di piazza e le conseguenti esternazioni di un Principe ex Reale. Non vogliamo qui entrare nel merito dei motivi che hanno indotto un’associazione che pure ha scritto la storia del monarchismo italiano ad assumersi l’onere di una scelta dalle conseguenze che si paventano esiziali. Certo, il fascino di una bandiera del Regno che volteggia nell’azzurro cielo della Capitale o dispiegata nei pressi di un Palazzo che un tempo la vedeva svettare sul torrino è indiscutibile. Ogni vero monarchico non può non sentire un brivido a quella vista. Ma non basta. Non basta a motivare una mobilitazione che, era nell’aria, non avrebbe raccolto oltre le 200 adesioni, come poi pare sia realmente stato (fonti Umi riferiscono di 300 presenti, ma poco cambia). Si obbietterà che da zero a 2 o 300 il salto è comunque lungo e degno di nota. Vero. Ma 200 o 300 monarchici sono comunque troppo pochi rispetto ai 70.000 che stime interne riferiscono iscritti all’UMI; troppo pochi per dare valore alla roboante richiesta dell’abolizione di un articolo della costituzione la cui indegnità non si mette minimamente in discussione, ma che, tutto considerato, va abrogato o a furor di popolo (e non è questo il caso..!) o, molto più saggiamente, seguendo altre vie, con la determinazione di seguirle davvero e non per finta, com’è accaduto in passato. E soprattutto in momenti più consoni! Lo stridente contrasto fra i 200 volenterosi amici monarchici di Piazza SS. Apostoli e le svariate migliaia di manifestanti che nelle stesse ore riempivano Piazza Esedra e Piazza del Popolo per chiedere lavoro e giustizia sociale la dice lunga sull’opportunità di un’iniziativa che vogliamo credere organizzata comunque in buona fede, al di là dei commenti su velleitarismi personali di qualche organizzatore che ne sono seguiti e che non cogliamo, specie per la scarsa autorevolezza della fonte.

A tal proposito, quello che più conta (e che tirate le somme si traduce in un fendente mortale per l’idea monarchica) è proprio il fatto che quella manifestazionedi piazza ha scatenato, com’era prevedibile, le ire e i commenti al vetriolo degli unici Savoia la cui indegnità è, purtroppo, pari solo all’enorme  notorietà di cui godono presso le masse di teledipendenti e fruitori di riviste patinate e non: i Savoia di Ginevra e per loro Emanuele Filiberto. Lui per molti, anzi per i più, è l’erede titolare della Casa Reale Italiana; allora lui, dimostrando una volta di più la sua inadeguatezza al ruolo che il destino gli aveva riservato (e che le loro volontà hanno escluso), ha voluto dare nuova prova del suo fervente repubblicanesimo, affermando dalle colonne di un noto quotidiano “…chiedere oggi, in un’Italia che ha tutt’altri problemi, che ha tutt’altre preoccupazioni, l’abolizione dell’articolo 139 della Costituzione, è qualcosa di completamente inutile …l’Umi è sempre stata estranea e, del resto, sostengono Amedeo d’Aosta”. Ecco a questo prevedibilissimo epilogo non si doveva arrivare. Prestare il fianco scoperto di un corpo già abbondantemente debilitato e straziato a chi non cercava che uno spunto per annientarlo è stato un grave errore. Permettere a chi si è costantemente dissociato dalle glorie della propria Dinastia, con parole e atti eloquenti, non solo di mortificare la spontanea e sincera adesione di quelle poche centinaia alla manifestazione, bollati come ridicoli e surreali, ma soprattutto di puntare il dito contro il Principe Amedeo, ad oggi unico Savoia capace di rappresentare agli italiani l’orgoglio di appartenere ad una Stirpe Regale millenaria, è stato uno scivolone da cui ci rialzeremo con molta fatica e gravissime ferite. Tutti, non solo alcuni. Tutti quelli nel cui petto batte un cuore monarchico. Forse bastava una riflessione in più. Si prospetta nuovamente (e che sia la volta buona!) il rientro delle salme dei nostri Re e Regine sepolti in terra straniera. Quale migliore occasione sarebbe stata quella per scendere, stavolta sì, tutti in piazza, davanti al Pantheon ad onorare i nostri Sovrani, al di là dei nostri miseri steccati.  Forse, al cospetto di una piazza Pantheon stavolta sì piena, ci saremmo resi davvero conto della necessità di uno sforzo concreto, per ritrovarci di nuovo tutti insieme, a lottare per un Re che è di tutti e per tutti. Per Dignità e per Volontà. Adesso non sono più certo che tutto questo potrà accadere.

A noi di Rinnovamento nella Tradizione, fermi nel proposito di onorare la causa monarchica e il Nome dei Savoia Aosta senza mai perdere il contatto con una realtà politica e sociale sempre matrigna e pronta a mortificarci e perciò forgiati alla saggezza,  rimane una grama soddisfazione, dal sapore amaro se volete: la soddisfazione di avere scelto di non aderire a questa “discesa in piazza”, che era comunque stata accompagnata dal sincero augurio espresso dal nostro Presidente Onorario Ruzzier affinché fosse un successo, nella consapevolezza che un insuccesso sarebbe risultato letale per la causa monarchica. Ci siamo tenuti lontani non, dunque, per superbia o malcelate invidie, come da qualche parte sembra essersi creduto, ma per semplice lungimiranza. Oggi possiamo dire con animo sereno che il grave affronto subito da S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta non ci vede complici, neppure inconsapevoli.

Dire “lo sapevo…” suona sgradevole per lo più, ma a volte si deve.

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