Granatieri di Sardegna, dai Savoia alla lotta al terrorismo islamico

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Da mesi i 400 della brigata presidiano a Roma ambasciate, istituti scolastici, centri di culto
di Francesco GrignettI
DE LA STAMPA del 18.02.2015

Sono una brigata tra le più motivate e impegnate dell’Esercito italiano: da mesi i suoi 400 effettivi, uomini e donne, presidiano armi in pugno i punti più sensibili di Roma. Li si vede davanti ad ambasciate, istituti scolastici, centri di culto. Hanno coperto i turni di missione all’estero in Afghanistan e Kossovo. Nel 2014 hanno preso parte, sotto l’insegna delle Nazioni Unite, alla missione UNIFIL in Libano. Ma sono anche la specialità più antica dell’Esercito Italiano, nata nel lontanissimo 1659. Non a caso si chiamano Granatieri di Sardegna, in ricordo di quando i Savoia erano re di Sardegna prima ancora che duchi del Piemonte. Da allora, i Granatieri sono una colonna dell’esercito.

Dal 1776, poi, il 18 febbraio sfilano in alta uniforme in memoria di un illustre e munifico comandante del corpo, don Alberto Genovese, duca di San Pietro. Anche ieri la brigata, così come capita ormai da 239 anni, ha sfilato per Roma in alta uniforme, con colbacco nero e alamari, fino alla basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dove era in programma una messa in suffragio del duca-benefattore che appunto nel 1776 lasciò al reggimento una somma di denaro chiedendo che i fondi fossero impiegati per mantenere il decoro della banda del reggimento e per celebrare la funzione di suffragio. Qualcuno sorriderà. Indubbiamente la scena è curiosa e apparentemente anacronistica.

Di questi tempi, poi, in cui il nostro mondo è attraversato da venti di guerra, l’Europa si sente minacciata a Sud e all’Est, e si prospettano complicati interventi contro il terrorismo. Eppure la fedeltà di questo reggimento alla propria storia, identità, e valori, passati indenni attraverso la storia – i Granatieri hanno visto evolversi lo Stato sabaudo in Stato unitario, tre guerre d’indipendenza e due guerre mondiali, il fascismo e la democrazia, il trapasso da monarchia a repubblica – ci dovrebbe far riflettere su chi siamo e da dove veniamo. «I Granatieri – ci ricorda un comunicato dell’Esercito – anche in guerra e in prigionia hanno onorato in armi il proprio impegno di fedeltà». Un modo di ricordare il generoso duca, ma soprattutto «il sacrificio di tutti coloro che, in oltre tre secoli e mezzo di storia, sono caduti nell’adempimento del loro dovere indossando i “bianchi alamari”, simbolo dell’Unità».

 

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