Ita ut dixit Giorgio Napolitano

Letteratura all’istituto nazionale per le guardie d’onore alle reali tombe del Pantheon
9 Febbraio 2015
Da “Libero” del 6 febbraio 2015
9 Febbraio 2015

10 FEBBRAIO, GIORNO DEL RICORDO

ITA UT DIXIT GIORGIO NAPOLITANO

Il 10 febbraio del 2007, durante il suo discorso pronunciato nel Giorno del Ricordo, celebrazione istituita con la legge dell’aprile 2004 in commemorazione dell’esodo, e delle vittime delle foibe (i crepacci carsici profondissimi in cui vennero precipitati migliaia di italiani), il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha detto tra l’altro:

“ … già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno  di sradicamento della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia.
Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzi tutto nel Trattato di Pace del 1947 [10 febbraio], e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica … va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe, ma egualmente l’odissea dell’esodo, e del dolore e della fatica che costò a fiumani, istriani e dalmati ricostruirsi una vita nell’Italia tornata libera e indipendente ma umiliata e mutilata nella sua regione orientale.
E va ricordata … la “congiura del silenzio”, … assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali … “(1).

Per queste parole Signor Presidente, buon pensionamento.
Con l’augurio per tutti gli italiani che i suoi successori completino l’opera, aggiungendo alla lucida diagnosi l’incruenta operosa terapia utile a rivendicare e riottenere il maltolto.

di Claudio Susmel

(1) Claudio Susmel, “I confini naturali d’Italia” pag. 175, Carlo Delfino editore.

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