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Prof.ssa Maria D’Arconte – Presidente dell’Associazione culturale “Faro Tricolore” di Desenzano del Garda (Brescia)

Spett.le Redazione,

Forse questa mia lettera non verrà mai pubblicata, troppo difforme dalle direttive ricevute da stampa e tv in merito alla questione greca. Sarebbe una voce fuori dal coro, a cui neppure la vostra autorevole testata si è sottratta. Essendo appena tornata dalla Grecia, che conosco bene, dove ho trascorso un meraviglioso periodo di vacanza, credo di interpretare i sentimenti di migliaia, se non di milioni di italiani, esprimendo il mio rammarico, il mio disappunto dinanzi alla sistematica e ingiusta campagna di diffamazione che ha preceduto e accompagnato questa stagione estiva, una campagna volta evidentemente a stornare i flussi del turismo da una delle mete preferite dagli italiani: “l’agonizzante Grecia”, di cui si è detto di tutto, facendo a mio parere terrorismo mediatico, dicendo ad esempio che sarebbero mancati i generi di prima necessità e addirittura le medicine, fino ad affermazioni francamente antistoriche e assolutamente false, secondo cui “la Grecia di oggi non avrebbe nulla in comune con la Grecia classica, se non la lingua e l’alfabeto” (a firma autorevole di Giuseppe Galasso, pag. 27 dal Corriere della Sera di lunedì 20 luglio 2015). È noto al contrario, e non è retorica, che alla Grecia dobbiamo i fondamenti della nostra cultura, della nostra identità mediterranea e della stessa Europa, che senza i Greci non avrebbe neppure questo nome. E tralascio i riferimenti alla lingua neogreca e al collegamento tra grecità e Rinascimento italiano, un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Ebbene, come migliaia, se non milioni di Italiani, non dando ascolto alle sirene mediatiche, proprio quest’anno per solidarietà con un Paese amico, dove dappertutto si sente dire “Italiani e Greci: una faccia una razza”, abbiamo scelto ancora una volta la Grecia come meta delle nostre vacanze.

Sì la Grecia per il suo immenso patrimonio culturale e per tutto quello che rappresenta nell’immaginario collettivo, con il suo mare incontaminato e cristallino, con le migliaia di isole disseminate tra lo Jonio, l’Egeo e il Mediterraneo Orientale, fino a lambire le coste della Turchia, con infinite spiagge di sabbia dorata e calette rocciose, dove è facile catturare polipi vivi solo con le mani e dove non si è costretti a farsi largo tra file di ombrelloni e lettini, dove non esistono parcheggi a pagamento. Ma ciò che ci affascina di più ed è connaturato nel Dna del popolo Greco è l’attitudine all’ospitalità, intesa come amicizia e condivisione, uno dei valori dimenticati nella frenetica e schizofrenica civiltà occidentale “modello nordico”, dove l’Avere conta più dell’Essere. Un popolo che sta vivendo con estrema dignità questo difficile momento e che non prova rancore   neanche di fronte al fatto che l’Italia, il paese più vicino culturalmente e storicamente, dove si è sviluppata la splendida civiltà della Magna Grecia, almeno nei suoi vertici politici, non si è spesa affatto in sua difesa, contribuendo a rafforzare l’immagine di un’Europa, che non è certo l’Europa dei Popoli sognata da Mazzini o dai filelleni morti combattendo per l’indipendenza dei Greci, ma nemmeno quella dei Padri fondatori del Trattato di Roma. Posso comunque rassicurare coloro che si accingono a trascorrere una vacanza in Grecia e testimoniare, nel mio piccolo, che nei venticinque giorni trascorsi tra l’isola di Paros e il Peloponneso non ho riscontrato, come turista, nessuna difficoltà o anomalia rispetto al passato. Le ζαχαροπλαστεία (pasticcerie) traboccavano di dolci squisiti, dai forni a legna si sprigionava un invitante profumo di pane a buon mercato e dalle taverne giungeva il tipico odore dei σουβλακια, dei παιδακια e delle seppie che cuocevano alla brace.

I Greci, un popolo meraviglioso, che, ripeto, con dignità sta vivendo questo difficile momento, non ha perso la gioia di vivere e non si abbandona a sterili lamentazioni, non potendo prelevare più di 60 euro al giorno da quelle stesse banche a cui ha affidato i suoi risparmi. Semplicemente se li fanno bastare e con la stessa fermezza con cui hanno attraversato 400 anni di dominio turco senza per altro cedere alla tentazione di convertirsi all’Islam, come invece è accaduto a tante popolazioni dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, semplicemente resistono, difendendo la loro identità e le loro istituzioni democratiche, di cui questa guerra, combattuta, non con armi convenzionali, ma con le ben più sofisticate armi dell’alta finanza, vorrebbe privarli. Così a pretese insostenibili osano rispondere democraticamente e oppongono “un grande NO” come fecero quando l’Italia, senza alcun motivo plausibile, nel 1940, intimò loro di arrendersi senza combattere. Francamente non so come andrà a finire questa impari lotta tra Davide e Golia, in cui la stampa appare fortemente schierata per il più forte e dove un complice silenzio tace sulle iniziative e sulle manifestazioni organizzate a favore della Grecia, anche in Italia, ad esempio a Napoli, mentre contribuisce a diffondere un’immagine distorta della realtà greca e di tutto un popolo, che ha una sola colpa, quella di essere un piccolo popolo di soli 11 milioni di abitanti. Si tace ad esempio sul fatto che all’indomani della seconda guerra mondiale alla Germania fu condonato il 60 % dei debiti di guerra, ma quelli erano altri tempi e la logica dei blocchi contrapposti rendeva possibili tali “generosità”. Probabilmente si concluderà come per tutti noi popoli mediterranei, con l’imposizione di un modello societario in cui vige il liberismo assoluto, incontrollato, con lo smantellamento dello stato sociale, frutto di decenni di lotte dei lavoratori e vittime principali saranno le nuove generazioni che con l’abolizione del turnover saranno nuovamente costrette, come i loro nonni, ad emigrare in cerca di fortuna. Lo dicono le statistiche che vedono l’Italia, con un debito pubblico di 2.218,2 miliardi euro e una disoccupazione giovanile al 44%. Viva comunque la Grecia che resiste e viva gli Italiani che concretamente e liberamente, sfidando i decreti di Creonte, decidono di aiutare il popolo greco, alimentando l’unica voce in attivo, proprio quel turismo che si vorrebbe colpire.

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