Margherita la “grande”

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Così fu chiamata la beata Margherita di Savoia, in quanto testimone di evangelica grandezza come figlia, sposa, sovrana, monaca e mistica. A 550 anni dalla morte, se ne ricorda la testimonianza di fede esemplare scandita dalle tre frecce, mostratele da Cristo apparsole in visione: quella della malattia, quella della calunnia e quella della persecuzione. Che sperimenterà. Perché solo la Croce accettata per Lui conferisce vera ed imperitura nobiltà.

«A partire dal XVII secolo noi Europei siamo stati assillati dalla questione sull’identità. Chi sono? Qual è la mia identità come essere umano, come cristiano […]

Noi siamo stati liberati dall’ossessione dell’identità, perché ciò che noi siamo è inimmaginabile.

Dal XVII secolo le nostre società hanno sviluppato l’orrore nei riguardi della folla. Nella folla, l’individuo perde la sua identità. Nella folla noi non sappiamo chi siamo. La folla è pericolosa, come la folla della Rivoluzione Francese.

Ma per noi, c’è una folla immensa, che nessuno può contare, la folla dei santi. Il nostro destino è appartenere a questa folla; è qui che noi saremo liberati da tutte le nostre piccole questioni d’identità, perché chi siamo è al di la di ciò che noi possiamo immaginare. E noi saremo liberi». Questo disse il domenicano Padre Timothy Radcliffe nell’omelia che tenne a Friburgo il 1° Novembre 1992.

La beata Margherita di Savoia, della quale ricorrono 550 anni dal suo dies natalis, è fra i sei beati di Casa Savoia e fra i 29 dell’Ordine domenicano. Il suo emblema sono tre frecce e la corona deposta. Colei che piegò la volontà dell’antipapa Felice V era imparentata con le principali famiglie reali d’Europa: suo padre era il conte Amedeo di Savoia-Acaja (1363-1402), mentre sua madre, Caterina di Ginevra (†1407), era una della sorelle dell’antipapa Clemente VII (342-1394). Margherita si meritò l’appellativo di “Grande”: fu infatti testimone d’evangelica grandezza nei differenti stati in cui Dio la mise alla prova, come figlia, sposa, sovrana, monaca, mistica.

Nacque nel castello di Pinerolo (Torino) nell’anno 1382 secondo la maggioranza dei suoi biografi; altri, invece, pongono la sua nascita nel 1390. La sua vicenda storica iniziò, quindi, poco dopo la morte di santa Caterina da Siena (1347-1380), in un periodo doloroso sia per le guerre continue tra i Signori del tempo, sia per lo sconvolgimento portato nella Chiesa dallo scisma d’Occidente.

A 12 anni rimase orfana dei genitori. Passò, quindi, sotto la tutela dello zio Ludovico (1366-1418), che per mancanza di eredi maschi diretti succedette al defunto Principe Amedeo. Primo pensiero di Ludovico di Savoia-Acaja fu di porre fine alle lunghe discordie fra Piemonte e Monferrato, e da ambo le parti non si guardò che a Margherita come pegno sicuro di pace duratura. Da decenni, infatti, il Piemonte era sconvolto per il suo possesso dalle guerre fra i Savoia, i marchesi di Saluzzo, i marchesi del Monferrato ed i Visconti di Milano. La giovane principessa, che in cuor suo già era orientata al chiostro, riconfermata ancora di più nel suo proposito dallo spagnolo Vicent Ferrer OP (1350-1419), che a quel tempo predicava in terra piemontese, decise di seguire la volontà di Dio e per amor suo e del prossimo accettò il matrimonio: se Cristo era stato crocefisso anche le sue aspirazioni potevano essere crocefisse.

Appena tredicenne, per ragioni di Stato, il 17 gennaio 1403 andò in sposa a Teodoro II Paleologo (1364-1418), marchese di Monferrato. Il marito aveva 39 anni e due figli nati dal primo matrimonio. Nei quindici anni di matrimonio si prodigò per smussare le angolosità dello scontroso marito, per dedicarsi all’educazione dei figliastri e per soccorrere, con una carità straordinaria, poveri, malati, appestati.

Dopo essere stata saggia consigliera del consorte e madre dei sudditi, rimase vedova nel 1418. Governò quindi il marchesato in prima persona quale reggente, sino alla maggiore età del figliastro. Si ritirò poi nel palazzo di Alba (Cuneo) di sua proprietà insieme alle sue più fedeli dame, per dedicarsi alla preghiera e alle opere di carità, rifiutando la proposta di matrimonio avanzata da Filippo Maria Visconti (1392-1447). Divenne terziaria domenicana e decise di fondare un monastero di monache domenicane con l’approvazione di Papa Eugenio IV (1383-1447); nacque così il Monastero di Santa Maria Maddalena in Alba. La nuova vita religiosa di Margherita non fu però esente da travagli e difficoltà. Un giorno ebbe una visione di Cristo che le porgeva tre frecce, recanti ciascuna una scritta: malattia, calunnia, persecuzione, che realmente subirà. Le tre frecce, che attraversano il suo stemma nobiliare, ricordano che solo la croce accettata con Cristo conferisce alla persona la vera, imperitura nobiltà, che i secoli non possono cancellare.

Nonostante tutte le difficoltà, per circa venticinque anni condusse una vita di preghiera, meditazione, studio e carità. La Biblioteca Reale di Torino conserva un volume contenente le lettere di santa Caterina da Siena, che la beata Margherita volle copiare e rilegare. Proprio ad imitazione della santa senese, Margherita si adoperò con successo affinché suo cugino Amedeo VIII (1383- 1451), primo duca di Savoia, eletto antipapa con il nome di Felice V dal Concilio di Basilea, recedesse dalla sua posizione. Così avvenne. Tornato ad essere Amedeo di Savoia, continuò a guidare l’Ordine Mauriziano da lui fondato nel monastero sulle rive del lago di Ginevra e venne creato Cardinale e legato pontificio per gli stati sabaudi e dintorni. Il Cardinale Amedeo morì poi in fama di santità e oggi riposa nella Cappella della Sindone di Torino.

Margherita di Savoia morì ad Alba il 23 novembre 1464, circondata dall’affetto e dalla venerazionei. Il Pontefice san Pio V, già religioso domenicano e priore del convento di Alba, nel 1566 permise un culto locale riservato al monastero, mentre Papa Clemente IX (1600- 1669) la beatificò solennemente il 9 ottobre 1669. Il Martyrologium Romanum la festeggia il 23 novembre, anniversario della nascita al cielo. Il suo corpo incorrotto è oggetto di devozione continua ad Alba.

Margherita di Savoia, grande ed attiva figura femminile nel Piemonte del suo tempo, fautrice di pace e di concordia fra le varie zone della regione, meriterebbe, oltre alla canonizzazione, di essere onorata quale compatrona del Piemonte, accanto al protovescovo vercellese sant’Eusebio (283 ca.-371).

L’insegnamento di san Domenico, che Margherita fece suo, è sintetizzato nella nota formula di un altro gigante domenicano, san Tommaso d’Aquino: «contemplari et contemplata aliis tradere»: contemplare, attingere la verità nell’ascolto e nella comunione con Dio, donando agli altri il frutto della propria contemplazione.

Per i domenicani innalzati all’onore degli altari, compresa Margherita di Savoia, lo stilema è quello dello Spirito Santo: essere discepoli innanzitutto della Verità e il loro ardente zelo si è stemperato nella sapienza. E la sapienza non è privilegio dei dotti, ma dei santi.

Cristina Siccardi

Fonte: Radici Cristiane, febbraio 2015

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