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Pirano 18 agosto 2018

Casa Tartini ore 18.00

L’evento è’ organizzato dalla Comunita´degli italiani di Pirano “Giuseppe Tartini” – grande violinista gia´cavaliere di San Marco  –  vede impegnato il nostro Presidente Onorario Giovanni Ruzzier – nativo di Pirano- ed in qualita’ di relatore, alla presentazione della Storia del Marittimo Piranese presso il Museo del Mare ” Sergei Masera” e ricordando la splendida figura del padre Giacomo, autore del trabocco piranese, oggi visitabile presso il Museo. 


PIRANO, ISTRIA, DALMAZIA: UNA STORIA MILLENARIA
di Fabrizio Nucera Giampaolo

Nel cuore dell’Europa, l’Istria e la Dalmazia appaiono come territori che trasudano di una grande storia: una storia che affonda la sua memoria piu’ remota nella vicende della Roma classica sino ad approdare all’epoca moderna intrecciandosi con la gesta della Serenissima Repubblica di Venezia per poi raggiungere un triste epilogo nell’eta’ contemporane. 

Ripercorriamone i momenti piu salienti. 

Fu Giulio Cesare a fondare Trieste (Tergeste), le colonie di Pola (Pietas Julia), Parenzo (Julia Parentium) in questo lembo estremo e periferico di territorio della Res Publica; fu suo figlio l’imperatore Augusto Ottaviano invece ad ampliarne i confini dell’Istria fino al Quarnaro. Tergeste (Trieste) fu collegata a Pola attraverso la antica via Flavia sino a Tarsatica (Fiume) per poi procedere verso sud, verso Zara e Spalato. Una epigrafe d’ eta’ augustea rinvenuta nei pressi di Fiume rievoca il tema del viaggio di Plinio il Vecchio dall’opera “De Naturalis Historia” :

Haec est Italia Diis sacra”.

Nel VI secolo d.C.giunsero le popolazioni barbariche via terra, cosi’ le popolazioni istriane si rifugiarono sulle isole della costa fondando citta’ quali Pirano, Isola, Capodistria. Collegate alla terraferma mediante ponti e istmi di terra. 

La citta’ di Pirano che venne da sempre epitetata “perla” della riviera adriatica, e’ certamente tra i piu affascinanti borghi italiani – seppur oggi in territorio sloveno – della riviera adriatica, non solo da un punto di vista paesaggistico ed architettonico, ma anche da un punto di vista storico. Essa visse, infatti,  un susseguirsi di dominazioni ed importanti accadimenti storici che hanno  lasciato senza dubbio un segno indelebile nelle sue strade, nei monumenti, nei suoi palazzi ma anche nell’animo e nel temperamento delle sue genti. Il borgo e’ racchiuso tra cintate mura di difesa, ed appare quasi abbracciato attorno al Porto dei Pescatori. Attorno ad esso si  e`sviluppato il cuore  pulsante della cittá, dove oggi sorge Piazza Giuseppe Tartini,  intitolata al grande violinista piranese. Attorno alla piazza si sviluppano e ruotano strade, vicoli, calli, in perfetto stile veneziano. I leoni tipici della Serenissima  caratterizzano l’ingresso di alcuni palazzi nobiliari. Anche il campanile del Duomo di San Giorgio rievoca seppur in forme minori il campanile di San Marco a Venezia. 

Sin dal IX secolo, Pirano fu gia´un porto fiorente dedito alla pesca ed al commercio.  Dall’804 al 935 fu sottoposta al governo del Regno Italico di Carlo Magno e del figlio Pipino, poiche’ “sin autem melius est mori quam vivere” allorquando i rappresentanti delle città istriane, inclusa la stessa Pirano, chiesero all’imperatore  Carlo Magno di liberarli dalla pirateria dei “paganos slavos”Divenne in seguito possedimento bavarese e successivamente carinziano fino al 1040.

Poi Venezia ando’ affermandosi con forza in tutta la costa adriatica, seppur osteggiata dapprima dal Patriarcato di Aquileia e dai Regni germanici, e nell’anno del Signore 1150, il Doge veneziano assumeva il titolo di Totius Istriae inclitus dominator. Correva l’anno 1283 allorquando Venezia si affermo’ sulla cittadina annettendo Pirano alla Serenissima, la quale rimase veneziana per oltre cinque secoli, fino al 1797. Con il trattato di Campoformio si decreto’ la fine della Serenissima e la regione passò nelle mani dell’Austria che regnò, salvo la parentesi francese del Regno Napoleonico d’Italia, fino al 1918. Nei primi decenni dell’Ottocento Pirano divenne secondo porto per la Casa Imperiale degli Asburgo subito dopo Trieste per importanza. In questo periodo  nacque la vicinissima città di Portorose, abitata quasi esclusivamente da italiani emigrati per lavorare al cantiere navale cittadino. Il turismo scoprì Pirano nella seconda metà dell’Ottocento, dopo che Portorose divenne una rinomata destinazione per vacanze molto cara ai cittadini dell’impero Austro – Ungarico.

Uno delle conseguenze degli esiti della Grande Guerra, nell’ambito del nuovo assetto internazionale post – bellico  tra vincitori e vinti, ricordando che pagarono un pesante prezzo in termini di vite umane anche i migliaia di istriani e dalmati che combatterono nel conflitto mondiale, fu quello di consegnare tutta la Venezia Giulia sotto il giovane Regno d’Italia e dunque l’Istria con Pola, la città di Zara in Dalmazia, le isole di Cherso e Lussino, Lagosta e Pelagosa.

Fiume fu annessa nel 1924. L’antico sogno italico della Venezia Giulia durò poco più di vent’anni. Il diktat di pace del 10 febbraio 1947 imposto decreto’ la fine l’Istria, Fiume e Zara e le isole annesse, annientando ogni memoria storica e consegnando i territori sotto la furia comunista della Jugoslavia di Tito. Il popolo istriano -dalmata venne pressoche’ decimato, le foibe, le deportazioni ed i giudizi sommari furono effetto della repressione e pulizia etnica attuata dalla dittatura comunista, annientando un popolo e confinandolo per decenni nell’oblio. 350.000 istriani, fiumani e dalmati furono martiri.

L’ignobile Trattato di Osimo (10 novembre 1975) veniva sottoscritto da parte del Ministro per gli Affari Esteri della Repubblica Italiana, Mariano Rumor, e del suo omologo jugoslavo Milos Minic, in un clima di segretezza motivata da ragioni  politiche altrettanto ignobili, che intendevano celare la scelleratezza di un atto aberrante sul piano giuridico cosi’ come sul piano morale. Alla vigilia della firma si registrarono le clamorose dimissioni dell’ambasciatore Camillo Giurati, in segno di protesta per essere stato tenuto all’oscuro della vicenda. In tale Trattato si decreto’ che la cosidetta zona B  ossia la parte nord occidentale dell’Istria fino al fiume Quieto, permaneva come parte del territorio jugoslavo. La repubblica italiana rinunciava qualsivoglia diritto su quei territori, regalandoli alla Jugoslavia comunista di Tito, con l’avallo del Presidente della Repubblica italiana Giovanni Leone e con il decisivo ruolo e le gravissime responsabilita’ del partito comunista italiano di Enrico Berliguer, al tempo in forte ascesa. 

Con la guerra civile dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del comunismo, la Jugoslavia cessa di esistere. Nel 1992 l’Istria veniva divisa in due: la parte settentrionale fino al fiume Dragogna diveniva territorio del nuovo Stato sovrano di Slovenia, mentre la parte a sud dell’ Istria, il Quarnaro e la Dalmazia divennero Stato di Croazia

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