Sfrattato sant’Antonio

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DI ALBERTO URIZIO

Leggiamo nella stampa locale:

” 18 agosto 2016 – La notizia era nell’aria da un paio d’anni, ma nei giorni scorsi è diventata ufficiale: i tre frati minori francescani che animano l’eremo santuario di Montepaolo di Dovadola e il convento di San Francesco in corso Garibaldi a Forlì se ne andranno dal 30 settembre. La decisione è stata presa nel Capitolo dell’Ordine (il parlamentino della curia provinciale) dei frati minori francescani di Milano. L’eremo santuario di Montepaolo è stato reso famoso dalla permanenza di Sant’Antonio da Padova, che qui visse in preghiera, studio e meditazione fra il 1221 e 1222.”

Certo, tre fraticelli non possono reggere il peso della gestione di un Eremo, seppur di modeste dimensioni fisiche anche se di immense dimensioni morali, e di una Chiesa in città.

Quando il frate Fernando Martins de Bulhões arrivò all’eremo nel Giugno del 1221, scelse una vita di lavori umili, di penitenza e di preghiera. Si tramanda che “…avendo visto che uno dei compagni aveva trasformato una grotta in una cella solitaria, gli chiese con insistenza che la cedesse a lui. Cosi tutte le mattine, compiute le preci comunitarie, Antonio si affrettava alla volta della sua grotta (ancor oggi devotamente conservata) per vivere solo con Dio, solo in rigore di penitenze e intima preghiera, in prolungate letture della Bibbia e riflessioni. Per le ore canoniche e per i pasti si riuniva ai confratelli.”

Bhè, vita indubbiamente santa, ma non aveva a che fare con le bollette della luce, la tassa sui rifiuti, il costo del riscaldamento le spese di trasporto dall’Eremo alla Chiesa di Forlì; pensate, andava a piedi !

Oggi non hanno sussidi o aiuti se non le poche offerte dei fedeli e dei pellegrini che vanno all’eremo in preghiera, per lo più in auto su una bella stradina asfaltata che passa tra gli alberi di una bella foresta.

I tre frati rimasti, fossero almeno dei “migranti” così da pretendere vitto ed alloggio gratis in qualche bell’albergo, riscaldamento, soldi necessari alle ricariche dei cellulari, assistenti psicologi e “mediatori culturali”, dibattiti fra esperti politici del diritto all’integrazione ed al rispetto religioso e delle tradizioni ed a tante belle iniziative , pagate da noi cittadini con le nostre tasse, a difesa della loro identità socio culturale.

Trattandosi di tre frati francescani che vivono nell’eremo che fu di Sant’Antonio da Padova, che cosa pretendono, che la nostra Repubblica li aiuti a sopravvivere ?

 

Viva il Re

 

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