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UNA VISITA AL PALAZZO REALE DI NAPOLI

DI ANDREA CARNINO

Il primo fine settimana di dicembre, di passaggio a Napoli, splendida città che malauguratamente spesso è associata al problema dei rifiuti, ho avuto occasione di visitare il Palazzo Reale, edificio risalente al 1600 che fu dapprima dimora dei Vicerè spagnoli e dal 1734 al 1861 della Dinastia Borbonica, salvo il decennio all’inizio del XIX secolo, quando, in seguito alle “bufere napoleoniche” vi soggiornarono Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat.

Con l’Unità d’Italia, l’edificio fu utilizzato sporadicamente da Casa Savoia e nel 1919 Re Vittorio Emanuele III, che qui vi nacque l’11 novembre 1869, lo cedette al Demanio Statale.

Il 12 febbraio 1937 vi fu l’ultima nascita Reale: quella del Principe Vittorio Emanuele, figlio di Re Umberto II e della Regina Maria Josè, che ricevette dal nonno il titolo di Principe di Napoli.

 In Piazza del Plebiscito, vi è l’ingresso principale, dal quale si accede allo scalone d’onore in stile neoclassico, realizzato nel 1858 da Francesco Gavaudan in seguito dell’incendio del palazzo nel 1837, che distrusse il precedente, il quale nel 1729 era stato definito da Montesquieu come il più bello d’Europa.

La volta è a padiglione e ornata con stucchi bianchi su fondo grigio, raffiguranti festoni e stemmi del Regno di Napoli, della Sicilia, della Basilicata, della Calabria e di Casa Savoia, questi ultimi aggiunti con l’Unità d’Italia.

La visita prosegue al primo piano con l’ambulacro, costituito da quattro corridoi che girano intorno al cortile d’onore. Da qui si aprono le stanze dell’appartamento Reale, l’unico visitabile domenica 2 dicembre.

La mia visita è proseguita al Teatrino di Corte, realizzato nel 1768 in occasione delle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina d’Asburgo Lorena e seriamente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Mentre il palco è originale, sono stati rifatti negli anni ’50 e ’60 il palcoscenico e il soffitto con gli affreschi.

Dopo il Teatrino, si accede nella Sala II, detta Sala Diplomatica in quanto al suo interno sostavano le delegazioni diplomatiche in visita al Re.

Il soffitto è stato realizzato tra il 1737 e il 1738 e i suoi affreschi, opera di Francesco De Mura, raffigurano: “Genio Reale e le virtù del Re e delle Regina (queste sono Fortezza, Giustizia, Clemenza e Magnanimità per il Sovrano e Fedeltà, Prudenza, Valore e Bellezza per la Regina)”, “Imeneo, Dio delle nozze, che scaccia la Malignità”, e, ai quattro lati, “Allegoria delle quarti parti del mondo”, in monocromo, su fondo dorato.

Alle pareti si possono ammirare due arazzi di fattura Gobelins, dono del Nunzio Apostolico nel 1719 e inneggianti al Re Sole, rappresentato attraverso l’Allegoria degli Elementi.

Il mobilio risale al 1862 e le porte dipinte a tempera su fondo oro tra il 1774 e il 1776 sono attribuite alla bottega di Antonio Dominici.

Si passa poi alla Sala III, detta neoclassica, alle cui pareti si trovano diverse pitture tra cui “Scalone di Palazzo Reale con la partenza delle Principesse borboniche dopo le nozze”, di Antonio Dominici, e “Cappella Reale di Napoli con le nozze di Maria Teresa e Maria Luisa di Borbone con Francesco II d’Asburgo e Ferdinando III di Lorena”, evento celebrato il 12 agosto 1790, oltre a diverse pitture a tempera su carta, appartenute a Maria Isabella di Borbone-Spagna.

La Sala IV detta Seconda Anticamera conserva al soffitto la decorazione in affresco originale del periodo vicereale, raffigurante i successi degli spagnoli e in particolare i fasti di Alfonso V d’Aragona.

Tra i suoi arredi, quelli in stile Impero portati dalla Famiglia Murat e i vasi di porcellana cinese del XIX secolo, dono di Nicola I di Russia a Ferdinando II, in occasione di un suo viaggio a Napoli nel 1845.

La Sala V, detta Terza Anticamera, ha un soffitto decorato con un affresco di Giuseppe Cammarano ispirato al ritorno di Ferdinando I sul Trono delle Due Sicilie.

Il fulcro della visita è stato la Sala del Trono, il cui soffitto è decorato con una serie di figure femminili con corone murate ritraenti le Quattordici provincie e le Onorificenze del Regno delle Due Sicilie, realizzato nel 1818.

Il Trono, risalente al 1850, è in legno intagliato e dorato ed è contornato da un baldacchino del XVIII secolo in velluto cremisi e galloni dorati, ornato con nastri intrecciati che proviene dal Palazzo dei Normanni di Palermo.

L’aquila è stata aggiunta solo dopo l’Unità d’Italia.

Accanto alla Sala del Trono, si apre il cosiddetto “Passetto del Generale”, un corridoio decorato in stucco bianco e oro con tele di Tommaso De Vivo, raffigurante Storie della vita di Giuditta (1841-1848). Qui è conservata una grande scacchiera, usata da Carolina Murat quando era Regina di Napoli.

Sono poi passato alla Sala IX, detta di Maria Cristina, prima moglie di Ferdinando II. Affacciata sul giardino pensile e di conseguenza sul mare, la sala subì notevoli danni durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra i suoi arredi due vasi in porcellana della manifattura di Sèvres, decorati da Jean-Baptiste-Gabriel Langlacé , dono di Carolina di Borbone Due Sicilie a Francesco I nel 1830, e due orologi, uno con immagine di Donna africana, risalente al 1795, l’altro ritraente Giovanni II di Valois e Filippo l’Ardito.

Nella Sala XI, detta del Gran Capitano, i dipinti provengono dalla Collezione Farnese.

Veramente splendida è la Sala XII, detta dei Fiamminghi per le numerose pitture fiamminghe che la adornano e il cui soffitto è decorato con affreschi realizzati nel corso dei lavori di ampliamento del palazzo tra il 1838 e il 1858.

Tra le suppellettili si trova un orologio del 1730 di Charles Clay, con all’interno un rullo metallico che azionava un piccolo organo, il quale, chiudendo e aprendo delle canne, era in grado di produrre dieci musiche diverse, e una fioriera con gabbietta per uccelli, di manifattura Popov di Gorbunovo a Mosca con vedute delle residenze russe, donata a Ferdinando II durante il viaggio a Napoli nel 1846 dello Zar Nicola I.

Ho potuto ammirare soltanto dall’esterno la Sala XIII, detta studio di Murat, arredata da una scrivania, commode e bonheur du jòur originariamente destinati alla residenza Napoleonica del Quirinale.

Tra le suppellettili: due vasi in porcellana di Sèvres, del 1817, decorati con ritratti di Luigi XVIII di Francia e Carlo conte di Artois, impreziositi da gigli araldici e altri simboli della restaurazione, dono della Francia ai Borbone, un orologio e un barometro entrambi francesi e del 1812, e una libreria, superstite della Biblioteca Reale, la quale è stata annessa alla biblioteca nazionale nell’ala orientale del palazzo tra il 1920 e il 1925.

L’ultima sala che ho visitato è quella delle Guardie del Corpo, decorata con un arazzo ritraente l’Innocenza, uno dei primi ad essere tessuti dalla Reale Arazzeria di Napoli, e con il ciclo di arazzi “Allegoria degli Elementi”, tessuto tra il 1740 e il 1746, che si ispirava a quelli dell’Arazzeria Granducale di Firenze. Il mobilio è di età murattiana.

E’ un peccato che in questo giorno, forse a causa dell’apertura gratuita, non sia stato possibile visitare né l’appartamento della Regina, né la Galleria e il Salone d’Ercole.

La mia visita si è quindi conclusa alla Cappella Palatina, edificata nel 1643 ed utilizzata sia per celebrazioni religiose dei Reali, sia come sede della Scuola Musicale Napoletana. Qui è ospitato il Presepe del Banco di Napoli, composto da oltre trecento pezzi risalenti dal XVIII al XIX secolo.

Nonostante le poche stanze che ho potuto vedere, sono rimasto veramente soddisfatto e consiglio a tutti quelli che si recheranno nella città, di andare ad ammirare questa meraviglia, forse meno conosciuta della Reggia di Caserta, ma altrettanto bella.

Consiglio poi di vedere la Cappella dei Borbone all’interno della Basilica di Santa Chiara, costruita nel 1742 per volere di Carlo III di Spagna. La Famiglia Reale dei Borbone conserva tutt’oggi i diritti di sepoltura nella cappella, anche se solo una lapide ricorda il principe Ferdinando Maria di Borbone, scomparso nel 2008, padre dell’attuale Duca di Castro mentre non è ancora stata posta quella che ricorda il Principe Carlo, padre dell’attuale Duca di Calabria.

 

Fonte foto: Andrea Carnino

 

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