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Il Piemonte secondo Fabrizio Giampaolo Nucera, presidente di Croce Reale

Dopo l’incontro con i fratelli Fogola, discendenti d’una famiglia di librai proveniente dalla Lunigiana che mise radici a Torino, aprendo la storica libreria (ora scomparsa) di piazza Carlo Felice, e l’intervista a Roberto Cestaro, fondatore del Gruppo Storico Militare Vittorio Amedeo II, proponiamo quest’oggi una conversazione con l’avvocato torinese Fabrizio Giampaolo Nucera nelle vesti di presidente dell’Associazione culturale Croce Reale – Rinnovamento nella Tradizione e soprattutto di appassionato cultore di storia sabauda e piemontese.

Sono due gli elementi caratterizzanti questa realtà associativa, radicata anche in Piemonte, che ci hanno incuriosito: la volontà di recuperare le tradizioni locali non per esporle in una teca come fossero reperti d’un museo, ma allo scopo di rivitalizzarle per riproporle alle giovani generazioni in forma rinnovata e appetibile, e la passione per la storia delle monarchie, in particolare di quella sabauda, così intimamente legata (nel bene e nel male) alle radici e all’identità del Piemonte.

Per misurare l’importanza rivestita dalla dinastia sabauda nel definire il volto del Piemonte moderno, basti considerare – ci dice l’avv. Nucera – tra i tanti esempi possibili, che, senza i Savoia, il volto di Torino sarebbe oggi completamente diverso e non avrebbe la configurazione urbanistica e architettonica, tanto ammirata dai visitatori, di una piccola capitale dell’assolutismo regio sei-settecentesco, basato sulla preminenza del potere monarchico, riflesso nella magniloquenza dei palazzi del comando, nella fastosità delle residenze di corte – la cosiddetta “corona di delizie” –, nella ricchezza delle collezioni museali, derivate in gran parte da collezioni dinastiche, come il Museo Egizio, e nella ordinatissima struttura viaria a maglie ortogonali.

Gli chiediamo qual è la sua visione di Piemonte e come questa si innesti nel progetto di Croce Reale, realtà fondata nel 2005 che Fabrizio ama definire non una semplice Associazione, ma una “piattaforma culturale innovativa, che si propone di radunare quanti intendano promuovere la cultura come strumento per rileggere la nostra storia e per consentire la sopravvivenza del prezioso bagaglio identitario lasciatoci dai nostri antenati”.

Quando parla di Piemonte – ed è questa l’aspetto che ci interessa – il nostro interlocutore non si riferisce all’odierno assetto amministrativo dell’ente Regione, ma si richiama piuttosto al concetto storico e culturale di Vecchio Piemonte, una realtà dalle origini antiche, che si è consolidata ed estesa nei secoli (anche a territori che oggi non fanno più parte della Regione Piemonte, ma sono al di fuori dei suoi confini, come la Lomellina o l’Oltrepò Pavese), e che si è storicamente formata grazie al ruolo della dinastia di Savoia nel quadro istituzionale dei cosiddetti Stati Sabaudi.

Per comprendere meglio il senso di queste parole, cerchiamo di farci declinare nel concreto quest’immagine così evocativa e affascinante, ma che può apparire un po’ polverosa e astratta: esistono ancora delle tracce tangibili del Vecchio Piemonte, con la sua storia e i suoi valori, nel volto e nella fisionomia attuale del nostro territorio? Ci sono degli elementi che lo caratterizzavano e che possono essere recuperati e attualizzati?

“La storia del Vecchio Piemonte” ci spiega Nucera “si erge su due colonne portanti: tradizioni sabaude e tradizioni religiose. Questi due pilastri sono ancora leggibili nella simbologia odierna del Piemonte, a tutti nota e che fortemente caratterizza il territorio. Segno di riconoscimento del Piemonte è infatti la croce sabauda, che è insieme simbolo religioso ed emblema dinastico. I Savoia si fregiarono del titolo di Vicarii Imperiali del Sacro Romano Impero nonché defensores fidei di cui è il caso di ricordare il motto FERT (ndr: che vanta almeno tredici diverse interpretazioni….)”. Ricordiamo, al riguardo e per attualizzare il discorso, che la croce di Savoia è tuttora l’elemento centrale della bandiera del Piemonte, ufficialmente adottata anche dalla Regione, meglio nota come Drapò, le cui origini risalgono al tempo della creazione del Principato di Piemonte nel 1424 per volere del duca Amedeo VIII. “Come non ricordare poi” aggiunge Nucera “altri simboli del Piemonte, i Sacri Monti, che, a partire dal tardo Medioevo, divennero centri internazionali di cultura e di crescita. (il primo, il Sacro Monte di Varallo, cittadella della fede e riproduzione dei luoghi di Terra Santa in cui visse Cristo, venne fondato nel 1481 su progetto del frate Bernardino Caimi). E non è un caso che, tra i simboli del Piemonte artistico, oggi universalmente noto, vi sia la Sacra di San Michele, straordinario monumento della fede cristiana poi “adottato” dai Savoia che con Carlo Alberto nel 1836 ne assegnarono la custodia ai Padri Rosminiani scegliendola tra l’altro come sepolcreto per alcuni principi della dinastia (ivi traslati dal Duomo di Torino). Storicamente il Piemonte è stato quindi la culla della dinastia di Savoia (ndr: insieme ovviamente con Savoia e Nizza) e Casa Savoia è stata senza dubbio un riferimento del Piemonte”.

Nucera ci sottolinea poi un aspetto negativo legato all’immagine attuale del Piemonte e al modo con cui normalmente, anche sugli organi di stampa e sui mezzi di comunicazione, si rappresenta e si percepisce il Piemonte. Ed è, secondo Nucera, un modo sbagliato di raccontare la nostra terra perché è parziale, trascura alcuni aspetti in favore di altri e coglie soltanto alcune delle tante sfaccettature che ne disegnano il volto e l’identità. “Il Piemonte” puntualizza Fabrizio “è spesso ricordato solo per gli ultimi secoli di storia, quale sinonimo di Risorgimento, poi di rivoluzione industriale, di lotte sindacali e politiche, di resistenza ed infine di boom economico Fiat, come se prima del processo di rivoluzione italiano vi fosse stato l’oblio o una storia da ripudiare. Eppure in questa terra ricchissima di storia trovarono terreno fertile per svilupparsi e prosperare alcune tra le più importanti sedi monastiche di cultura a livello europeo (tra cui Novalesa e la Sacra di San Michele) e antiche università (basti pensare allo Studium di Vercelli, fondato nel Duecento). In Piemonte hanno visto i natali illustri personaggi, che si fecero strada nel mondo; il nostro territorio fu crocevia di strade commerciali di valenza internazionale ed è attraversata sin dal Medioevo da percorsi battuti dai pellegrini diretti ai maggiori centri della Cristianità. Le sue valli sono poi disseminate di borghi montani, un tempo ferventi di vita, che segnarono il passo dei tempi e videro per primi l’alba di nuove epoche”.

La volontà di Fabrizio Nucera, e della sua Associazione, è di riportare in luce, attraverso iniziative editoriali, seminari, convegni, mostre, laboratori, questi aspetti meno considerati, ma in fase di nuova valorizzazione, della nostra storia e della nostra identità di Piemontesi, non solo con finalità puramente documentative – o con l’occhio dell’archeologo, per usare una metafora – bensì con il preciso di intento di dare loro nuova linfa vitale, riproponendoli alle nuove generazione come elementi di ricchezza spirituale e materiale insieme e come risorse, aggiungiamo noi, anche economiche. Come non considerare le splendide residenze sabaude oppure i magnifici complessi santuariali dei Sacri Monti (per citare due esempi) nel loro ruolo non solo di sentinelle della cultura, delle fede e della storia, ma anche come elementi di un patrimonio che, se debitamente valorizzato, può portare crescita turistica e, quindi, ricchezza e lavoro per i giovani.

Ci piace concludere così, con questa nota di fiducia verso il futuro, la nostra piacevole conversazione con Fabrizio Nucera, invitando chi volesse approfondire i vari aspetti dell’azione culturale intrapresa dall’Associazione che presiede, a consultare il sito internet www.crocereale.it

Testo e foto a cura di Paolo Barosso.

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