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Collegio dei Nobili San Carlo (Modena)

Il Collegio dei Nobili di San Carlo è un istituto privato di formazione e ricerca modense attivo nell’ambito della filosofia, delle scienze umane e sociali e delle scienze religiose
Dalla sua origine ha sede nel centro storico di Modena nel palazzo barocco che, con l’annessa Chiesa di San Carlo, costituisce uno dei complessi di maggior pregio della città. Nel 1954è stato eretto a fondazione.
Il Collegio San Carlo nasce a Modena ai primi del Seicento per impulso di una congrgazione di laici devoti, “umili artieri”, guidata dal conte Paolo Boschetti, allora inviato estense alla corte di Toscana, con il favore del duca.
Con l’intento di fornire la necessaria cultura di governo al ceto nobiliare, nel 1626 l’istituzione diviene Collegio dei Nobili di San Carlo e si apre ai giovani delle famiglie nobili italiane ed europee, secondo un modello pedagogico che collocava, accanto ai classici studi teologici, letterari e filosofici, quelli scientifici e giuridici. All’interno del collegio d’educazione attraverso l’organizzazione dell’internato, gli studenti avevano uno stretto rapporto con il loro maestro, che ne regolava la vita sia nelle attività di studio sia in quelle di ricreazione.
Nel 1685 acquisisce il titolo e le funzioni di università, alla quale collaborano docenti quali Lazzaro Spallanzani, Bernardino Ramazzini, Ludovico Vedriani. Tra gli allievi più celebri Ludovico Antonio Muratori e Ippolito Pindemonte.
Tra il 1710e il 1760, quando gli altri collegi delle città vicine Bologna, Parma e Sienavivono momenti di crisi, il Collegio dei Nobili di Modena vede la massima affluenza di convittori, probabilmente grazie alla radicale ristrutturazione dell’edificio negli anni precedenti (ampliamenti dell’edificio, introduzione delle accademie, apertura di una scuola di equitazione per i convittori, maggiori disponibilità finanziarie) e al maggiore impegno del duca estense nell’incentivare l’afflusso di nobili stranieri.
Occorre segnalare inoltre che, a differenza dei tre istituti sopra citati, quello di Modena non era retto dai Gesuiti, ma da sacerdoti secolari
Nel  1772 il duca Francesco III d’Este trasforma l’università in un’istituzione pubblica e la separa dal San Carlo. Con la rivoluzione francese il collegio si apre ai figli della borghesia e ai docenti laici. Nel 1862, con l’Unità d’Italia, la scuola viene pareggiata a quella pubblica.
All’inizio degli anni settanta del Novecento, con un nuovo statuto, la Fondazione San Carlo diviene una fondazione culturale con un autonomo progetto di attività: sorretti dalla nuova biblioteca San Carlo, sono istituiti il centro culturale e il centro studi religiosi.
Nel 1995 viene istituita la scuola internazionale di alti studi “Scienze della Cultura”, dal 1999 il suo diploma di perfezionamento triennale viene riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca rilasciato dalle università italiane
Sin dal 1626, la fondazione, già “Collegio dei Nobili di San Carlo”, ha sede in un palazzo barocco nel centro di Modena, in Via San Carlo. L’edificio venne progettato e seguito nel corso degli anni da tre architetti: Bartolomeo Avanzini, a cui si deve il progetto originale, Gaspare Vigarani e Giovan Pietro Piazza. Del palazzo fa parte anche il Portico del Collegio, composto da 32 archi poggianti su colonne di marmo la cui costruzione, avviata nel 1664, terminò cento anni più tardi, nel 1764. Il palazzo barocco ha l’ingresso principale su Via San Carlo ed è in marmo rosso di Verona e qui, come nello scalone che conduce ai piani superiori, sono presenti numerose decorazioni pittoriche.
Lo scalone d’onore
Alle pareti dello Scalone sono visibili ritratti del  Seicento di alcuni degli illustri allievi del Collegio, quali Giovanni Battista Airoli, Doge di Genova, Caterino Domenico Cornaro, morto in battaglia a Creta, e Pietro Civran, diplomatico della Serenissima
Galleria d’onore
Al primo piano si apre la Galleria d’Onore, con pareti riccamente affrescate a trompe d’oeil e altre immagini di convittori; il corridoio conduce alla Sala dei Cardinali, la più importante e celebre del Collegio.
Sala dei cardinali
La Sala Cardinali situata al primo piano del palazzo è la principale e la più raffinata del complesso architettonico: qui avevano luogo le cerimonie di laurea all’epoca in cui il collegio coincise con l’università. Riccamente decorata con affreschi in stile barocco, presenta sulle pareti ritratti di ex-allievi divenuti cardinali, da cui il nome.
Teatro Unico
teatro settecentesco sopravvissuto in città, utilizzato inizialmente per le rappresentazioni teatrali dei convittori (la recitazione era considerata parte integrante della loro educazione) ha subito diversi interventi di adattamento e restauro nel corso dei secoli. Attualmente utilizzato per conferenze e convegni, il Teatro visse, sin verso il 1800 un periodo alquanto fervido. In tale struttura, infatti, venivano messe in scena rappresentazioni di autori francesi, come Moliere, e di autori italiani come Goldoni.
Cappella
La cappelletta, piccolo gioiello architettonico di metà ottocento recentemente restaurato si trova al primo piano dell’edificio presentando decorazioni dei più prestigiosi artisti locali dell’epoca. Sull’altare spicca la tela La presentazione della Vergine al Tempio, opera settecentesca di Antonio Consetti.
Quadreria Alle pareti di tutto il palazzo è esposto un ingente numero di dipinti, frutto di lasciti e donazioni nel corso dei secoli. L’insieme dei ritratti dei personaggi illustri che hanno frequentato il Collegio costituisce una preziosa testimonianza storica e di costume lungo tre secoli di vita dell’istituzione. Un’altra parte considerevole dei dipinti, conservati nei locali di rappresentanza, è costituita da quadri di carattere religioso che formano un nucleo di notevole importanza in ambito non soltanto locale.

1 Comment

  1. Romana Giordani ha detto:

    Ho il lontano ricordo di una breve visita della mia classe del Sigonio,accompagnata dalla professoressa d’arte. È un luogo incantato
    Ora che sono insegnante vorrei accompagnare i miei bambini a conoscere questa bomboniera,e vorrei sapere se esiste la possibilità. Ricordo anche una antica mappa della provincia: esiste davvero? Sarebbe un’altra ottima incursione nella nostra storia

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