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“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. Parole di Giovanni Evangelista. Il Verbo. Non i verbali di seggio, anche in queste ultime elezioni manipolati e falsati nella spasmodica gara per il controllo di fallimentari aziende di trasporti locali, di acqua, dei rifiuti, delle fogne. Con seimila anni di saggezza, Simon Perez ci ricorda che il Futuro non è né di destra né di sinistra: è la Scienza. È la meraviglia perpetua del Cantico dei Cantici e dell’Ecclesiaste: testi sublimi che perciò i quotidiani si guardano bene dal proporre ai lettori. Eppure da lì bisogna ripartire. Dalle Idee, dalle Visioni.

Una nave dal nome greco, emblema dell’Europa Eterna (i Colori, la Forma, il Diritto) ma di proprietà cinese, oggi solca per prima il nuovo Canale di Panama che avvicina l’Estremo Oriente all’Atlantico, centodue anni dopo il taglio dell’Istmo: un’impresa titanica. Suo precedente fu nel 1869 l’inaugurazione del Canale di Suez, a sua volta oggi migliorato senza clamore. Dal Mare del Nord, attraverso il Mediterraneo, l’Europa settentrionale sboccò nel Mar Rosso, alla volta del Golfo Persico e verso India, Cocincina… Era la Grande Europa, prima del suicidio con la nuova guerra dei Trent’anni (1914-1945), che ancora annebbia la vista di duellanti per il nulla. Quando decidessero di pubblicare supplementi davvero pedagogici, i quotidiani potrebbero proporre un Album della stagione “negra” di Francisco Goya, coi duellanti che si ammazzano di randellate mentre affondano nel fango. Così non era l’Italia un secolo e mezzo addietro, quando, nel 1867, entrò nella Comunità Internazionale come Stato sovrano e guardò al Mare Nostrum e al di là di Suez, con pionieri come gli antichi garibaldini Nino Bixio e Giambattista Pirelli che dal salgariano Mare della Sonda procacciavano il caucciù. Genova era ancora la Superba.

Quell’antica storia è attualissima. L’Italia era Mediterraneo ed Europa, una fucina di Idee, energie, vaticini. Non di chiacchiere propinate da una manciata di vanitosi che, artigliato il dominio su un partito consunto, vogliono farne pedana per il proprio dominio assoluto a tempo indeterminato sull’intero paese. Costoro nulla sanno della Patria, dell’Italia delle Cento Città, che non si rassegnerà mai a subire un altro tiranno, votato da un magro 20% degli aventi diritto.

Comprendiamo la drammatica afonia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dovesse mai inviare un messaggio alle Camere a chi lo manderebbe? A un Senato condannato a morte dalla “banda” Renzi-Boschi-Verdini? A una Camera incostituzionale e di transfughi? Questo è il Parlamento che applaudì freneticamente Napolitano quando, rieletto presidente, lo schiaffeggiò con un’arringa subito dimenticata.

Il vento soffia dove vuole e per ora  non riporta eco del Verbo. Risuonano grevi le parole di Giovanni Evangelista: “La condanna poi è questa: la luce è venuta nel mondo ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie”. Vanitas vanitatum. Come l’Europa dei Popoli. Mai esistita, perché quest’Europa (un fantasma senza corpo) non ha mai fuso insieme ciò che davvero conta: armi e politica estera. Ha massacrato i Balcani, la Libia, la Siria. Che altro? Con o senza Albione, codesta “Europa” vaga  immemore e senza meta. Altri Popoli di altri Continenti sono già il futuro, anche grazie a imprese italiane, come la Salini Impregilo nel Canale di Panama: realtà ignorate in questa minuscola buro-Italia fatuamente anglicizzante e sempre più in ritardo sul Tempo.

Aldo A. Mola

 

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