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Non sono un fan del calcio, ma quando gioca la Nazionale sorge in me, spontaneo,  il desiderio di partecipare, anche soffrendo, agli incontri che la vedono in competizione.

Questo non per sventolare nella circostanza il Tricolore, quello sventola 365 giorni all’anno sul mio balcone, ed è il Tricolore sabaudo, ma per quel senso di orgoglio di appartenenza ad una Nazione (che si sta spegnendo anche sotto l’aspetto anagrafico) che io amo, vuoi perchè sono esule Istriano, vuoi perchè ho servito fedelmente  in armi questa Repubblica, pur essendo convintamente monarchico per quasi 40 anni.

Vi chiederete dove voglia andare a parare! Semplice. Forse casualmente, o forse per specifica scelta, la nostra Nazionale di calcio si è sistemata a Montpellier. E’ una città non grande, pulita, aperta. E’ la città dove visse gli ultimi anni di vita  Sua Maestà la Regina Elena di Savoia. E’ la città che riversò  centomila suoi cittadini ai Suoi funerali. E la città che accoglie la Sua – provvisoria – tumulazione in attesa che la Repubblica trovi il coraggio  e l’onestà intellettuale di riportare in Patria i nostri Sovrani sepolti all’estero.

Ecco, prima di dare il calcio di inizio alla nostra avventura sportiva, sarebbe bello che i rappresentanti del CONI, nato nel 1914 con Regio Decreto ed eventuali rappresentati delle nostre Istituzioni, facessero capolino nel Cimitero di Montpellier e deponessero un fiore non soltanto alla Sovrana, ma alla Dama della Carità, alla Serva di Dio, alla donna che tanto diede di se per il bene del popolo italiano, all’Italiana!

Non succederà! Nel “Canto degli Italiani”, che Goffredo Mameli dedicò a S.M. il Re Carlo Alberto, si canta: ”Noi siamo da secoli calpesti, derisi perché non  siam Popolo, perchè siam divisi: raccolgaci un’unica bandiera, una speme:di fonderci insieme già l’ora suonò”.

Auguri Azzurri! Di vero cuore perché per noi fieramente “monarchici” l’imperativo ci proviene dal Re Umberto II che ci disse: “L’ITALIA INNANZI TUTTO!”

Giovanni Ruzzier

 

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