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Memorie di Nizza sabauda, città cosmopolita.

di Pierluigi Casalino (da sanremonews)

Fondata dai Marsigliesi, Nizza marittima presentava al viaggiatore, ai primi del XIX secolo, fresche valli, graziosi poggi, floridi giardini, di fronte ad azzurre onde marine che bagnavano odorose spiagge incantate, dove “l’aria voluttuosa c’invita a prender riposo”. Colonia dei Greci Focesi, ebbe anche il nome di Bellanda, ligustica radice della zona e più fortunata di Cimella (l’odierna Cimiez), che finì in rovina, Nizza risorse dalle rovine dell’impero romano, divenendo, pur di stirpe greco-ligure e latina, preda di diversi dominatori nei secoli, fino a donarsi a Pisa e poi a Genova e infine, per sua grazia, ai Savoia nel 1388, come capitale delle Nuove Terre di Provenza, i quali ne garantirono gloria, indipendenza e bellezza nei secoli successivi.

“Il Ponte Nuovo – si legge nella descrizione del 1838- unisce la città di Nizza al sobborgo della Croce di Marmo, zona che si stende forse un miglio lungo la strada di Francia ed è costellata da graziosi e dipinti casini, con orti di agrumi e di fiori. I giardini verso il colle mettono a piacevoli viottoli campestri in mezzo ad oliveti. Gli altri verso il mare hanno per la maggior parte uno sterrato o specie di chiosco in fondo. Questo rialto guarda sul mare, ed i vaghi prospetti del promontorio di Villafranca (scalo militare sabaudo, concesso non di rado alla flotta russa dal XVII secolo) e della costa francese rallegrano il settentrionale che nel fitto vento qui sedendo all’aperto, sente le tepide aure, e trova maravigliandosi la primavera della sua patria.

Il sobborgo Croce di Marmo prende il nome da un meschino monumento eretto nel luogo ove trattò la pace nelle famose conferenze di Nizza (1538) papa Paolo III Farnese. Per questo congresso il pontefice settuagenario era venuto da Roma, Carlo V da Barcellona, Francesco I da Fontanablò. L’imperatore e il re non si vollero vedere; il papa fece solo l’ufficio del paciero, negoziando con questo e con quello. Tuttavia più che la pace tra Cristiani e la guerra contro il Turco dicesi fosse nel cuore di Paolo III la grandezza della sua casa. Il congresso finì col matrimonio di un nipote del papa con una figliola naturale dell’imperatore, e con una tregua che quasi fu la rovina del Duca di Savoja, spogliato da amici e nemici. E perché ogni cosa tornasse strana in quell’avvenimento, i due monarchi, sì diffidenti a Nizza, incontratisi pochi giorni dopo per fortuna di mare in Acquamorta, si davano prove di cavalleresca fiducia, abbandonandosi vicendevolmente l’uno in potere dell’altro. Il nome di Città inglese che molti danno al sobborgo della Croce di marmo, gli viene dalla dimora che cinque o secento Inglesi, adescati dalla dolcezza del clima, vengono a farvi ogni inverno. Questa temporanea colonia di una nazione sì tenace delle patrie costumanze, vive in questo sobborgo come fosse a Brighton. Essi vi hanno un tempio pel culto anglicano, ed un cimitero pieno di monumenti sepolcrali e di lapidi, nelle quali il gemito de’ vivi dura oltre le vittorie dell’inesorabile morte. Si raccolgono in crocchio senza mescolanza straniera, cavalcano, prendono il tè, portano i brindisi, discutono le faccende dei tre reami, si danno il bel tempo, fanno buone opere, il tutto alla foggia loro.

Francesi, Tedeschi, Russi, Polacchi ed altri stranieri vengono pure in Nizza per fuggire i ghiacci e le brume. Imperciocché della clemenza del cielo di Nizza ragionano i viaggiatori di tutte le nazioni. Essi n’esaltano la molle e tepid’aria, il mar placido, il verde degli alberi, il vario colore delle erbe, de’ fiori, de’ frutti, i casini che la circondano, i grati suoi luoghi di diporto, il vivo splendore delle sue notti, il dilettevole scintillare degli astri”.

Fin qui la descrizione di una Nizza idilliaca, nella pace della sovranità sabauda, secondo il racconto dello storico-cronista del 1838, che riportava nelle sue pagine i percorsi degli stati sardi e dell’Italia intera nella sua seducente complessità geografica e di costumi. Una memoria che ci consente di dire quanto bella fosse la Penisola e quanto varia nelle sue bellezze. E in particolare la leggiadria di questa storica porta d’Italia, distesa sulle rive del Varo, confine storico-geografico del Bel Paese come ci dice Dante.

Torneremo volentieri ancora una volta sull’argomento per ricordare nuovamente quanto Nizza Marittima fosse legata, tramite il suo Consiglio Divisionale, alle allora province di Nizza, di Oneglia e di S. Remo, e come la capitale estiva dei Savoia regolava le opere e i giorni del Ponente ligure. Per concludere va ricordato che il nizzardo era già una variante del dialetto genovese nel VII secolo e Nizza era considerato a tutti gli effetti un comune italiano nell’Alto Medioevo: Pertanto la politica e gli stati non potranno mai modificare la storia e la geografia, circostanza confermata da documenti ineccepibili ancor prima dell’entrata di Nizza nell’orbita sabauda.

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