Appunti di viaggio in Russia – quinta parte: l’Anello d’Oro – Suzdal’ e Vladimir, l’antica capitale

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Appunti di viaggio in Russia – quinta parte: l’Anello d’Oro – Suzdal’ e Vladimir, l’antica capitale

continua dalla quarta parte: l’Anello d’Oro – Rostov la Grande, Jaroslavl’ e Kostroma

Testo e foto di Paolo Barosso

Carattere ancora rurale riveste l’antico centro di Suzdal’, la cui integrità architettonica è sopravvissuta grazie a regole severe di tutela che hanno impedito l’erezione di nuovi edifici nell’area storica, ricca di un centinaio di monumenti databili dal XII al XIX secolo.

Suzdal’ – la chiesa della Resurrezione nella piazza del Mercato con porticato neoclassico

Il tessuto urbano, inframmezzato a campi coltivati e attraversato dal placido fiume Kamenka, è composto in prevalenza di casette in legno a uno o due piani con le finestre decorate.

Scorcio di Suzdal’, antica località che ha conservato l’aspetto rurale

Entrata nell’orbita della Rus’ di Kiev sin dall’XI secolo, quando Jaroslav il Saggio vi apportò il Cristianesimo, Suzdal’ crebbe in prestigio e influenza politica sino a che, dopo la cacciata dei Tartari, non venne inglobata nel principato moscovita, conservando però il ruolo di centro spirituale e religioso, sede d’un arcivescovato e di numerosi monasteri.

Suzdal’ – le spesse mura di cinta del monastero del Salvatore e di Sant’Eufemio viste dal fiume Kamenka

Tra le testimonianze dell’illustre passato spicca il Cremlino, che racchiude la grande cattedrale della Natività della Vergine, costruita nel XIII secolo sull’area di una preesistente chiesa in legno, e il monastero del Salvatore e di Sant’Eufemio, fondato dal monaco Eufemio nel 1352, protetto da una cinta muraria con dodici torri e trasformato nel corso della Seconda Guerra Mondiale e negli anni successivi (sino al 1967) in campo di prigionia e riformatorio femminile.

Cremlino di Suzdal’ – la cattedrale della Natività della Vergine

L’ultima città del percorso in ordine di visita, ma non ultima per importanza storica e monumentale, è Vladimir, fondata nel 1115 da Vladimir Monomaco, gran principe di Kiev, che le diede il nome. Fu il nipote, Andrej Bogoljubskij, a promuoverne l’abbellimento architettonico con monasteri, chiese e palazzi, elevandola al rango di capitale in luogo di Kiev, titolo che la città mantenne anche sotto la dominazione mongola sino all’ascesa di Mosca nel XV secolo.

Vladimir – la cattedrale della Dormizione

La splendida cattedrale della Dormizione, eretta alla metà del XII secolo con l’intento di eguagliare in magnificenza la cattedrale kievana di Santa Sofia, servì da ispirazione al bolognese Fioravanti incaricato nel XV secolo di progettare la cattedrale della Dormizione nel Cremlino moscovita. L’austerità dell’esterno in pietra bianca contrasta con l’esuberanza rococò dell’interno che custodisce un capolavoro del maestro iconografo Andrej Rublëv, pittore e monaco, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa.

Vladimir – la cattedrale della Dormizione (4)

L’affresco, realizzato nel 1408, raffigura il Giudizio Universale, tema che nelle chiese russe si trova di solito rappresentato sulla parete ovest, al di sopra dell’ingresso. Il fedele, uscendo dalla chiesa, è invitato a alzare lo sguardo, ricavando dalla visione del Giudizio finale un severo monito a evitare il peccato per salvaguardarsi dai tormenti eterni. Le rappresentazioni del Giudizio Universale sono molto complesse e variano a seconda dei periodi: la figura del Cristo Giudice, in posizione centrale, è di solito affiancata dalla Vergine e da San Giovanni il Precursore in atteggiamento di supplica (la Deesis) mentre la mano di Dio sorregge la bilancia con cui verranno pesate colpe e meriti delle anime.

Suzdal’ – cupola affrescata

Un enorme serpente (o fiume di fuoco) si protende dalle fiamme della geenna, lo stagno di fuoco, in cui compare Satana con l’anima di Giuda in grembo, allungandosi sino al tallone di Adamo, raffigurato con Eva ai piedi del Cristo, e reca su di sé una serie di piccoli diavoli che simboleggiano i vari peccati. Spesso compare, a metà tra le mura del Paradiso e l’inferno, un uomo nudo legato a un palo che, stando all’interpretazione più comune, basata su una tradizione bizantina dell’VIII secolo, richiama il libertino o “fornicatore” misericordioso cui è negato l’accesso al Paradiso per essere caduto nel peccato di fornicazione, ma nel contempo evita le pene eterne per le opere di devozione e misericordia compiute in vita.

Vladimir – la cattedrale della Dormizione

La grande iconostasi dorata, settecentesca, ospitava, prima del trasferimento nella Galleria Tret’jakov di Mosca, l’icona della Madre di Dio di Vladimir, tra le più venerate in Russia, giunta secondo la tradizione da Bisanzio intorno al 1130 come dono dell’imperatore bizantino al principe della Rus’ e sopravvissuta a incendi e saccheggi. Secondo la tradizione i cavalli che trasportavano il carro con l’icona si fermarono presso Vladimir senza voler ripartire e questo fu interpretato come segno della volontà divina di fare rimanere l’effigie in città. La forza mistica dell’icona si manifestò in più occasioni, suscitando persino la reazione del temuto Tamerlano, che nel 1395 desistette dalla presa di Mosca dopo aver visto l’immagine esposta sugli spalti della città (da quel momento l’icona rimase a Mosca nella cattedrale della Dormizione e davanti a essa venivano incoronati gli zar e consacrati i patriarchi), e l’interesse di Stalin che, malgrado l’ostilità bolscevica alla fede cristiana, ordinò, come narra Vittorio Messori in un suo libro, a un aereo militare durante l’assedio tedesco di Leningrado, attuale San Pietroburgo, di sorvolare più volte i cieli della città recandola con sé.

Suzdal’ – l’orto botanico nel monastero del Salvatore e di Sant’Eufemio

La Vergine di Vladimir appartiene alla tipologia della Madre di Dio Eleousa, cioè della Tenerezza, in cui le guance del bambino e della Vergine, che lo tiene in braccio, si toccano in un gesto di tenerezza. L’altra tipologia più diffusa è la Vergine Odighitria, la Conduttrice, in cui la Madre di Dio sorregge il bambino e lo indica con la mano destra mostrando all’umanità la sola via della salvezza, che è Cristo, e facendosi quindi Guida del mondo. La tipologia si rifà all’originale della Vergine Odighitria realizzato secondo la tradizione da San Luca e conservato per secoli nel monastero detto Odigon (“delle guide”) a Bisanzio. A questa tipologia appartiene l’icona della Madre di Dio di Smolensk, anch’essa molto venerata: la tradizione attribuisce a lei il merito di aver risparmiato la città di Smolensk dal saccheggio tartaro nel 1238 mentre nel 1812, durante la guerra contro Napoleone, la sacra effigie venne portata per volere del generale Kutuzov sui campi di battaglia perché infondesse coraggio ai combattenti, come ricorda lo scrittore Lev Tolstoj nel celebre romanzo “Guerra e pace”.

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