Appunto schematico sulla figura del garante della democrazia

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di Merico Cavallaro

Gli attacchi che ci sono stati negli ultimi tempi alla figura del Presidente della Repubblica sono frutto di demagogia politica, ma questo è il gioco che fa o permettono una certa politica e considerazione dello Stato. Questo, però, dà anche modo di riflettere sulla nostra concezione di Stato e sulla nostra partecipazione ad Esso, sul nostro sentirci parte di questo Stato. Allo stesso modo ci dà l’opportunità di riflettere anche sul fatto che la politica tende sempre a sconfinare dal proprio ambito, cercando di coinvolgere le Istituzioni: in fondo questi sono i “mali” che ha creato una certa politica, un male necessario della democrazia, si potrebbe dire. Ma politica può divenire anche dialettica che tende ad oltrepassare le regole?

È stato rinfacciato a taluni presidenti della Repubblica di essere stati di parte durante il loro mandato o gli è stato gettato addosso questo pettegolezzo quando non sono piaciuti ad una parte politica. Ma è normale che i presidenti della Repubblica, in quanto uomini politici, si sono formati nell’ambito di un orientamento politico al quale hanno dedicato la vita, pertanto, per quanto volessero o potessero rappresentare una posizione superpartes, non hanno potuto, e non potranno in seguito (come chi è nato e vissuto con la necessità di rappresentare tutti) farlo a prescindere da ogni interesse particolare. Poco male, si osserva, questi sono gli inconvenienti necessari di una democrazia. Ma una democrazia può dirsi giusta (e quindi vera democrazia) quando sconfina dalle regole e quando c’è conflitto tra poteri?

In Francia il Presidente della Repubblica è espressione di una maggioranza popolare e non espressione della totalità dei cittadini. Negli U.S.A., allo stesso modo, il Presidente viene eletto da una maggioranza, non è l’espressione di tutti. In Italia l’elezione del Presidente della Repubblica è il frutto dell’accordo su un’eminente personalità tale che possa incarnare la figura del garante della democrazia e delle istanze della popolazione intera.
Ma il Regno Unito? La Svezia? La Norvegia? La Danimarca? L’Olanda? E altri Paesi retti da monarchia? Sono forse meno democratici di noi? Eppure le ultime statistiche pongono ai vertici degli Stati dove c’è benessere quelli dove sono le monarchie scandinave.

Una monarchia costituzionale è più democratica di una repubblica presidenzialista. La democrazia si esercita nella possibilità del popolo di manifestare la propria volontà ed esercitare i propri diritti, non nell’essere cittadini di un Paese dove l’espressione ed il controllo su questa politica sono limitati, i poteri in conflitto e dove la demagogia impera al punto di attaccare la persona del Capo dello Stato.
Qui in Italia si cerca un “capo” come Presidente del Consiglio. Una persona che sappia guidare il popolo. Uno che assuma su di sé le responsabilità e assolva il popolo dall’incombenza di decidere, pensare, perdere tempo ad esercitare il proprio diritto civico. Questo è insito nella mentalità comune, certo, ma è il frutto di una politica che è un po’ confusa e che ricorre alle armi della demagogia perché non sa educare alla vera democrazia.
Non mi meraviglio che la mentalità comune abbia momenti di recrudescenza nell’aver bisogno di un capo politico che guidi il popolo, come fossero tutti una massa di pecore. Assecondare questo desiderio e approfittarsene può andare bene ad un demagogo sprovveduto, ma quando gli effetti svaniscono o diventano ordinari, il malcontento riprende proprio contro quel demagogo. Quello che era il punto di forza di questo “capo” (far leva sul malcontento popolare) è un boomerang, poiché come la popolazione ha esaltato il suo “capo”, allo stesso modo lo demolisce.
Solo una persona nata ed educata per incarnare aspirazioni, bisogni e velleità del genio di un popolo, può realmente rappresentare la popolazione intera, ricordando ed educando ai valori dello Stato, cioè ai valori della Nostra identità nazionale. Questo può farlo più e meglio una persona educata e dedicata a quelle funzioni anziché una persona prestata a quella funzione per un determinato periodo. Questa figura della Persona superpartes che rappresenta gli interessi e le aspirazioni dell’intera popolazione, alla quale funzione è stata formata, appare, dunque, come la migliore possibile per fungere da garante della democrazia in uno Stato.

umanesimo

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