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UNA DIFESA POLITICA E TEOLOGICA DELLA MONARCHIA

“IN QUESTO GRANDE SERVIZIO”: UNA DIFESA POLITICA E TEOLOGICA DELLA MONARCHIA

Del prof. dott. Ryan Hunter
Presidente Delegato U.S.A. Est Coast 

“Regina Isabella e Re Ferdinando – Reyes Catolicos”  di RnT -CROCE REALE

(Traduzione di Matteo Luini)

Signore Dio dei nostri padri, e Re dei Re, che hai creato tutte le cose con la Tua parola, e con la Tua saggezza hai creato l’uomo, che cammina e domina sul Tuo mondo; Tu mi hai scelto come … giudice sul Tuo popolo. Riconosco la tua imperscrutabile volontà, e mi inchino in ringraziamento alla Tua Maestà. O mio Signore e Padrone, rendimi atto al compito per cui mi hai destinato; insegnami e guidami in questo grande servizio. Che possa essere con me la saggezza che appartiene alla Tua maestà; mandala dal Tuo Santo Cielo, in modo che io possa sapere cosa è gradevole alla Tua vista, e cosa è giusto secondo i Tuoi comandamenti. Possa il mio cuore essere nella Tua mano, per compiere tutto ciò che possa essere profittevole alle persone poste sotto la mia guida e per la Tua gloria, cosicché nel giorno del Tuo giudizio io possa renderTi conto del mio servizio senza accuse; attraverso la grazia e la carità del Tuo Figlio, crocifisso per noi, al Quale sia onore e gloria con Te e lo Spirito Santo, datore di vita, per i secoli dei secoli. Amen.

  • Giuramento di incoronazione degli Imperatori russi, pronunciato per l’ultima volta da Nicola II nel 1896

Signore Gesù Cristo! Onnipotente padrone dei cieli e della terra! A Te io consegno la nazione ed il popolo che furono affidati alle mie cure e riscattati dal Tuo Prezioso Sangue, i figli che Tu mi hai concesso, ed a Te consegno la mia anima, o Signore!”

  • Preghiera al momento della morte della Regina georgiana Tamara la Grande, pronunciata nel 1213

Questa non sarà una trattazione particolarmente ampia, perché non è nelle mie possibilità al momento scrivere un saggio talmente lungo, ed inoltre uomini e donne più saggi di me hanno dato al mondo molti eccellenti opere sulle virtù del sistema monarchico. Invece, questo mio lavoro servirà come una semplice e diretta enumerazione dei benefici della monarchia, delle sue inerenti virtù, e della sua superiorità sulla forma di governo repubblicana utilizzata attualmente dalla maggior parte delle nazioni del mondo.

Inoltre, servirà come una riflessione teologica sul fatto che la monarchia è il solo modello politico che è riconosciuto e discusso nelle Sacre Scritture, sebbene molte forme di governo esistessero al tempo della composizione della Bibbia. Cristo è spesso indicato come l’eterno Re dei secoli ed il Figlio di Davide, e gli Israeliti prima della Sua venuta interpretavano la Sua messianicità come compimento tipologico e piena realizzazione dell’antica monarchia davidica. Ossia, esattamente come i re di Israele venivano benedetti da Dio e consacrati per svolgere il loro santo servizio verso di Lui ed il Suo popolo, anche i “pii re e fedeli regine” di fede ortodossa, come difensori del nuovo Israele, la Chiesa, hanno compreso attraverso la loro esistenze di essere consacrati al servizio del loro popolo e benedetti da Dio.  Riflettendo il linguaggio fortemente tipologico della Chiesa, il quale permea tutti i suoi servizi liturgici, il ruolo del re cristiano è paragonato a quello del Cristo: esattamente come l’Uomo-Dio si unisce nel servizio alla Chiesa che è il Suo popolo, così i re sono chiamati ad unirsi in una vita di servizio e dedicazione al loro popolo.

Prima dell’incarnazione di Cristo, i monarchi della linea di Re Davide, il quale era sia un re unto dal Signore che profeta e sacerdote per il Suo popolo Israele, servirono Dio come i governatori terreni del Suo popolo, mentre dopo l’incarnazione di Cristo – col mondo trasfigurato ed il tempo e la materia stessi resi sacri  da Dio stesso venuto ad abitare con l’umanità e prendendo tutte le nostre caratteristiche eccetto la tendenza al peccato – i Re cristiani servirono Dio in questo modo, come servitori e curatori del buon ordine, della sicurezza e della pace dei loro popoli. Ecco perché, in tutta la cristianità, ma specialmente nell’ Est ortodosso, i riti di coronazione ed unzione dei monarchi cristiani enfatizzano non solo il loro legame ontologico e naturale coi loro soggetti – essenzialmente un legame familiare nel quale il re è il padre del suo popolo e la regina la madre – ma anche la continuazione nella Chiesa, e con la sua benedizione della monarchia davidica. I Re cristiani in generale ed i sovrani ortodossi in particolare hanno un collegamento con la linea davidica di re che ha la sua origine nelle pagine stesse dell’Antico Testamento nel libro del profeta Samuele.

Una realtà storica che colpisce particolarmente è il concetto della sovranità davidica come è stato praticato per circa 2800 anni in Abissinia (l’attuale Etiopia). Precedendo l’incarnazione di Cristo di circa ottocento anni, la Casa di Salomone, in quello che sarebbe alla fine diventato l’ Impero etiope non-calcedoniano (dopo il 451 d. C.), tramite il suo stesso nome rivendicava non solo una continuità teologica e ontologica con la linea di Davide, ma come mostra il libro canonico “La gloria dei re” (Kebra neast) della Chiesa Etiope  Tewahedo, il fondamento della dinastia Salomonica consiste nel fatto che affermano di essere proprio i discendenti biologici di Re Davide attraverso suo nipote Menelek. Secondo il Kebra Negast, Menelek era il figlio di Salomone ed il successore dell’ amata da Salomone la Regina Makeda di Axum (la mitica Sheba). La storia continua dicendo che il giovane Menelek avrebbe portato l’ Arca dell’ Alleanza con sé in Etiopia dopo essersene andato dal regno di suo padre, e sebbene la Casa di Salomone non regna più, la Chiesa etiope afferma che la vera Arca si trovi tuttora in Etiopia.

Lasciando da parte le particolari affermazioni dei Re d’ Etiopia e della loro Chiesa, che segue la prescrizione della legge mosaica più fedelmente di ogni altra comunità cristiana, il concetto di monarchia davidica non è limitato alla semplice discendenza biologica da Re Davide (per quanto possa essere affascinante una tale ipotesi), ma comprende anche una monarchia-Alleanza nella quale Dio consacra il Re e/o la Regina come Suoi servi, che portano con l’aiuto della Sua grazia il pesante fardello che è il “grande servizio” del governo del Suo popolo (vedi sopra la formula di incoronazione degli zar russi). La monarchia Davidica, di necessità, è una discendenza reale o autorità che risiede solo nel popolo di Israele. Chi è il popolo di Israele oggi? Con questo termine, non intendo Israele il punto su di una mappa geografica (quella che i romani chiamavano Palestina) né Israele lo stato moderno creato nel 1948. Sia l’Israele sulla mappa che Israele l’entità politica non sono l’entità ontologica Israele, il popolo di Dio che, sin dalla Pentecoste e dalla discesa dello Spirito Santo, è la Chiesa Ortodossa, il “nuovo Israele” della Nuova Alleanza.

In effetti solo la Chiesa, in cielo ed in terra, è la residenza dello Spirito Santo, che benedice e consacra ogni cosa ed innalza la razza umana al cielo; solo nella Chiesa si trova la capacità e l’autorità di benedire e consacrare re e regine al servizio di Dio. Ecco perché, dai primi imperatori romani cristiani del quarto secolo (passando attraverso gli ultimi imperatori bizantini), agli antichi re di Inghilterra e Francia, agli imperatori e le imperatrici ortodossi di Russia, tutti si consideravano essere i primi servitori di Dio, a cui al momento della coronazione la Chiesa aveva donato il carisma o la grazia di compiere il loro “grande servizio” con la sua benedizione. La Chiesa ha sempre ritenuto che le vite dei monarchi fossero consacrate solennemente al servizio del Signore sin dal momento della coronazione ed unzione, e dedicate alla difesa, servizio, e guida del Suo popolo – a prescindere dalla gravità dei loro crimini o fallacie individuali.

E’ ovvio dire che tutte le repubbliche presidenziali o democrazie parlamentari vedono l’autorità come qualcosa che sale temporaneamente dal popolo della nazione ai governanti eletti,  e non giù da Dio ai regnanti consacrati divinamente; pertanto nessun sistema elettorale può teoricamente o praticamente incarnare manifestare o rendere reale la solenne relazione a tre vie che esiste tra Dio, un monarca coronato e benedetto, ed il suo popolo. Non c’è alcuna alleanza tra il Presidente Obama ed il popolo americano, n c’era tra un qualunque dei suoi predecessori e la popolazione, né c’era tra il primo ministro David Cameron ed il popolo britannico, o tra il presidente Hollande e quello francese. Un giuramento costituzionale non è un patto con Dio, ma semplicemente una promessa fatta al popolo di rispettare le leggi terrene, statali, costituzionali esistenti. A differenza di una incoronazione, non c’è alcuna dimensione spirituale nell’insediamento di un presidente o al primo incontro di un consiglio dei ministri.

Un singolo presidente o primo ministro può governare bene o male, può essere privatamente una persona virtuosa oppure no, ma il fatto che siano o meno persone etiche o virtuose, lasciamo pure perdere se siano pie devote e preoccupate della salvezza eterna, letteralmente non riveste alcun interesse per il sistema repubblicano o democratico di per sé. Non è tanto che la democrazia o il repubblicanismo sanzioni o “benedica” l’ immoralità dei suoi governanti,  quanto piuttosto che entrambi i sistemi elettivi sono 1) totalmente indifferenti alla moralità, 2) fondati e condotti senza alcuna reale preoccupazione per la moralità privata o l’idea di salvezza nazionale e sociale, ed infine 3) non hanno autorità o licenza alcuna oltre ad un appello soggettivo a Dio o a qualche altra cornice morale trascendente tramite la quale si possono appellare, riconoscere, sottomettere ad una qualunque Verità obiettiva ed universale. La democrazia non è allergica, ma cieca, alla nozione di Verità oggettiva; la sola reale verità in ogni democrazia è la costantemente mutevole volontà del popolo espressa attraverso il voto.

La popolazione di una democrazia o di una repubblica può seguire pressoché completamente una religione, come accade nella cattolica Irlanda o nella Turchia o Pakistan sunnita, ma ogni appello da parte del presidente o primo ministro di quella nazione alla religione prevalente è, in una repubblica o democrazia, un appello fondamentalmente alieno basato sulla volontà personale del leader eletto o la percepita necessità politica del momento. Non c’è nulla di intrinsecamente o fondamentalmente religioso nei sistemi repubblicani o democratici, dato che tutti i sistemi elettivi hanno come base e fonte della propria autorità l’espressione fondamentalmente laica della volontà popolare, non qualche tipo di Verità oggettiva (ad es. la benedizione di Dio per regnare seguendo le Sue leggi ed i comandamenti). Comunque, anche se uno si avvicina alla tematica del governo da una prospettiva atea, non credendo in un Dio che benedice e santifica una monarchia ed il suo governo, non si può sfuggire al fatto che la fondazione politica della monarchia sia interamente religiosa (la benedizione e l’autorità da Dio), mentre il fondamento politico di una repubblica o democrazia è un costrutto completamente secolare nel quale la volontà di Dio e la Sua stessa esistenza sono completamente irrilevanti per la fondazione, la missione e la legittimità dello Stato. Non sorprende che le basi di tutte le repubbliche e democrazie moderne siano gli scritti dei pensatori del cosiddetto “Illuminismo”, i quali erano tutti personalmente, senza eccezione, deisti o atei.

Costruite interamente sulla immanente e costantemente modificabile espressione di quello che è il volere dei cittadini in un dato momento, le democrazie e le repubbliche sono fondamentalmente preoccupate solo di quale possa essere il volere dei votanti, e di conseguenza non si occupano di cosa costituisca la Verità oggettiva, se una tale Verità esista, o come condurre al meglio la popolazione verso quella Verità. Il popolo di una democrazia o di una repubblica può vivere totalmente all’oscuro, e il ceto politico può esistere ignorando, ad esempio, la Persona di Cristo, che i cristiani sanno essere il Figlio di Dio, eppure nulla nel “contratto di elezione” del primo ministro o del presidente lo obbliga, fra gli incarichi del suo ufficio, a far conoscere Cristo al popolo (o se la nazione è musulmana, agli insegnamenti di Maometto contenuti nel Corano, e così via). Questo perché ogni repubblica e democrazia è fondamentalmente laica nella sua natura (qualsiasi repubblica radicata platealmente nella religione, come accade con le varie “repubbliche islamiche”, è un’aberrazione ontologica ed esistenziale con letteralmente nessun credibile risalente fondamento teologico nell’islam stesso).

Dato che l’autorità degli eletti è totalmente laica, in quanto derivante solo dal potere e  dall’autorità conferita tramite un’elezione popolare, è totalmente oltre lo scopo delle prerogative di un presidente o primo ministro (e dunque della sua necessariamente temporanea autorità) interpretare il suo temporaneo servizio in politica come specificamente benedetto e sanzionato da Dio. Il singolo presidente o primo ministro può essere un devoto Cristiano o musulmano che crede che Dio benedica il suo governo del paese, ma non c’è nulla all’interno del sistema politico sul quale presiede che riconosca questa opinione interamente soggettiva. Che un presidente o primo ministro creda in Dio o che Dio possa aver benedetto la sua leadership è totalmente irrilevante per i doveri del suo ufficio. La sola benedizione reale nel sistema repubblicano o democratico è quella del votante che “benedice” il candidato votando per lui alle elezioni.

Ecco perché il repubblicanesimo democratico (o la democrazia repubblicana, come si preferisce) è una creazione essenzialmente secolare, non religiosa. La stessa esistenza di Dio è una questione di letteralmente nessuna importanza nella cornice di un governo repubblicano o democratico, che traendo la sua autorità dal solo popolo, presuppone solamente che le persone siano sovrane fino al punto in cui la loro volontà sia richiesta per l’elezione dei nuovi capi della comunità politica.  L’unica “benedizione” che ha luogo nelle elezioni o nella successiva cerimonia di inaugurazione nei regimi presidenziali è la manifestazione della volontà popolare attraverso il trasferimento di potere politico tramite il voto. E’ ovvio che il concentrarsi della volontà popolare su questo o quel candidato è un quadro totalmente diverso per quel che riguarda il conferimento dell’autorità politica rispetto alla solenne unzione e consacrazione da parte dello Spirito Santo, attraverso la Chiesa, di un Re o una Regina o Imperatore o Imperatrice a servizio del loro popolo (o nell’ Islam, la benedizione di Allah sul regno di un re musulmano).

Queste riflessioni sulle mancanze fondamentali dei sistemi politici repubblicani e democratici pongono la domanda: cos’è la monarchia? Prima di tutto, è un servizio solenne e pattizio verso Dio nel quale il Re deve rendere conto al Creatore del suo servizio e del suo governo sul proprio popolo. I più grandi monarchi della storia sono quello che furono i maggiori promotori nei loro regni del buon ordine, della prosperità e della pace. Come la cristianità afferma che è naturale per uomini e  donne amare onorare e riverire il proprio Creatore, in quanto il fine dell’uomo sta nel servirLo ed amarLo,  così è naturale per tutti i governanti giusti amare onorare e riverire il proprio Creatore, e vedersi non come innalzati sui propri sudditi ma come i primi servitori di Lui. Il valore di queste considerazioni è totalmente alieno ai sistemi repubblicani e democratici, nei quali Dio non ha alcun ruolo.

Parlando praticamente, la monarchia è l’esercizio ereditario o del potere politico, o di un’antica autorità cerimoniale, o di entrambi, nei quali il sovrano è ritenuto essere il primo servitore per il bene del proprio reame. Il bene supremo, in senso spirituale, in ogni religione consiste nella salvezza dell’umanità, dunque per un sovrano cristiano è suo dovere fondamentale incoraggiare come meglio crede una vita cristiana ed i valori cristiani nel suo popolo. Per un sovrano musulmano, è suo dovere fondamentale incoraggiare come meglio crede una vita musulmana ed i valori islamici nel suo popolo. Lo stesso per un Re induista o buddhista eccetera. Ancora una volta, il valore di queste considerazioni (che portano ad incoraggiare lo sviluppo e il miglioramento spirituale della popolazione) è totalmente alieno ai sistemi repubblicani e democratici.

Ogni monarchia in una società religiosa, nella quale il regno del sovrano è considerato benedetto da Dio, deve essenzialmente e praticamente valorizzare sopra ogni cosa la salvezza collettiva della nazione come il suo più alto dovere, il più alto fine ed obiettivo ontologico della monarchia e della politica stessa. Dato che tutte le repubbliche e le monarchie non si occupano fondamentalmente di Dio o della salvezza, i loro leaders non valorizzano tutto ciò. Il più alto scopo di un sistema repubblicano o democratico è, in fondo, la perpetuazione e la conservazione del potere politico da parte della élite del partito dominante.

È palese ad ogni studente di storia che ci sono stati re ottimi e re terribili, esattamente come ci sono stato ottimi presidenti e terribili presidenti, primi ministri competenti ed incompetenti. Non voglio assolutamente dire che dovremmo accettare i vari abusi della loro autorità da parte dei sovrani nel corso della storia, la quale è giustamente dura coi monarchi che si sono mostrati incompetenti o tirannici. Tuttavia, come il fatto che certi presidenti e primi ministri hanno abusato della loro autorità non squalifica in se e per sé il sistema politico democratico, i repubblicani ed i democratici dovrebbero riconoscere che la presenza nella storia di cattivi sovrani non prova l’inadeguatezza del sistema monarchico. Non sto cercando di difendere ideologicamente tutti i regnanti della storia come “buoni”, né sto condannando tutte le autorità repubblicane e democratiche come “cattive”. La mia è invece una disamina delle virtù, dei benefici e delle debolezze di entrambi i sistemi (monarchia e repubblicanesimo democratico), con la implicita rilevazione che in entrambi i sistemi ci sono state certe autorità che hanno governato meglio di altre.

Tuttavia, sono disposto ad affermare che, nella cornice delle teorie politiche, i sovrani sono in realtà molto più responsabili nei confronti del loro popolo di un governante repubblicano eletto. Oggigiorno la maggioranza dei sistemi repubblicani elettivi sono intrinsecamente non-teisti nella loro natura politica (Dio non appare come il giudice ed autorità ultima per l’umanità), e pertanto la loro nozione di responsabilità politica è totalmente separata da Dio o da ogni nozione di Verità oggettiva, salvezza, redenzione o conseguenze eterne. Nulla di insito alla natura dell’ufficio elettivo di primo ministro o presidente fa sì che gli occupanti di tale ruolo si considerino come responsabili di fronte a Dio degli atti del loro ufficio. Attraverso la storia, presidenti e premier coscienziosi si sono ritenuti responsabili verso Dio ed il loro popolo, ma questo non è un atteggiamento che è prescritto dai doveri del ruolo. D’altro canto, nelle monarchie la responsabilità verso Dio  dei sovrani per il loro servizio al proprio popolo è la vera e propria base dell’ufficio e del ruolo stesso. Tale responsabilità del servizio viene sottolineata più volte nei riti di coronazione. E’ la fonte primaria e definente della loro autorità politica e della loro legittimità. Un singolo presidente o primo ministro può personalmente essere convinto di governare con l’aiuto d Dio; nessun monarca può osare governare senza di esso.

Da una prospettiva cristiana, tenendo a mente soprattutto al trasformante realtà dell’ incarnazione di Cristo l’ Uomo-Dio, che santifica ed innalza la natura umana al suo potenziale divino e naturale, di tutte le forme politiche solo la monarchia cristiana ha al centro le idee di sacrificio di sé, servizio amante, trasformazione individuale e collettiva e crescita nella santità e la responsabilità direttamente radicata nel Vangelo. Di tutte le forme di governo, solo la Monarchia cristiana dirige e spinge i capi a perseguire ciò che è oggettivamente buono e vero, perché solo la monarchia cristiana è radicata, crede, ed è definita come fallimentare o positiva in base al livello al quale il leader promuove, persegue e protegge ciò che è oggettivamente vero e buono, vale a dire la complessiva e profonda vita del popolo in Cristo. Solo la Monarchia richiede un rendiconto da parte del governante a Dio del suo compito di servizio e fedeltà.

Per chiarire, condividerò un aneddoto: secondo il prete georgiano ortodosso padre Zakarias Machitadze nel suo libro Le vite dei santi georgiani, quando la regina Tamara la Grande ascese al trono, nel 1884 dopo la morte del padre Giorgi III, si rivolse al clero del suo reame con queste parole che spiegano i doveri e gli obblighi basilari come sovrana:
Giudicate secondo giustizia, affermando il bene e condannando il male.” Essa consigliò. “Iniziate con me: se pecco devo essere redarguita, perché la corona reale viene mandata giù dall’alto come simbolo del servizio divino. Non permettete né ai nobili né ai ricchi né alla povertà delle masse di impedire il vostro lavoro. Voi con la parola ed io coi fatti, voi con la predicazione ed io con la legge, voi per lignaggio ed io per educazione ci occuperemo di quelle anime che Dio ci ha affidato, ed assieme obbediremo alla legge di Dio, per evitare la condanna eterna … voi come preti ed io come regnante, voi come servitori del bene ed io come la custode di tale bene.”

In ogni monarchia del mondo, dai tempi passati agli attuali, tutti i re sono stati istruiti ed ammoniti nelle cerimonie di intronizzazione, giuramenti dell’incoronazione od altre cerimonie per quanto riguarda le tremende responsabilità etiche ed obbligazioni sacre che comporta il loro alto ufficio. Nella Roma imperiale, gli imperatori erano acclamati durante le processioni trionfali come la personificazione di Giove Ottimo Massimo, e tuttavia al loro fianco durante tutta la cerimonia stava un umile schiavo, il cui compito era quello di sussurrare all’orecchio dell’Imperatore le umili e gravi parole “memento mori”, ricordati che morirai. Nella Cina imperiale, la monarchia più antica del mondo, sin dalla dinastia Zhou tenne saldo il concetto di mandato dal Cielo, per il quale gli imperatori (chiamati Figli del Cielo, “Tianzi”) erano responsabili avanti agli dei del cielo (Tian) per il loro governo e se avessero gravemente trasgredito oppure fossero diventati così inetti da mettere in pericolo l’Impero, il mandato divino a governare poteva essere revocato e trasferito a qualcun altro maggiormente degno di possederlo.

Mentre nelle cariche pubbliche elettive oggigiorno si fanno dei giuramenti di rispettare e difendere la costituzione della propria nazione, tutti i sovrani della storia hanno proferito giuramenti pubblici e solenni di governare i loro popoli in pietà verità e giustizia, ideali che sono enfaticamente ed inseparabilmente legati al Vangelo cristiano. Un presidente o primo ministro moderno giura solo di difendere l’integrità di un documento fallibile scritto da uomini; gli ideali cristiani di pietà verità e giustizia sono totalmente assenti da ogni giuramento di una carica elettiva. Nella storia dell’altro monoteismo, l’Islam, allo stesso modo i sovrani si vedevano come responsabili davanti a Dio ed ai precetti indicati nel libro sacro dell’Islam, il Corano,  e brani di questo libro comparivano in modo preponderante nei riti di incoronazione dei Sultani ottomani sunniti o degli Shah persiani sciiti.

Per la stessa natura del sistema democratico in cui operano, i capi eletti democraticamente nelle repubbliche sono responsabili in realtà solo davanti ai sondaggi sempre mutevoli, agli spesso amorali e confliggenti interessi politici dei loro più potenti finanziatori, ed ai media la cui presentazione degli eventi politici influenza significativamente l’opinione degli elettori. Anche i migliori leaders repubblicani della storia hanno dovuto barcamenarsi tra queste opposte necessità, cosicché il perseguimento della verità diventa vago nel migliore dei casi ed anzi spesso totalmente abbandonato nella lotta politica. All’opposto, anche i peggiori monarchi della storia sono, nella cornice monarchica, responsabili non solo davanti al popolo ma specialmente davanti a Dio per come servono e regnano.  Tutti i re regnano per grazia di Dio ed a Lui devono alla fine rendere conto del loro servizio. Di conseguenza, un Re che ha passato gli anni della sua formazione ad essere addestrato per servire il suo popolo e nell’amore e timore di Dio, si sentirà responsabile di fronte alla storia, alla propria nazione e specialmente davanti a Dio che governa ogni cosa. Questo antico processo monarchico della formazione del governante come il primo servitore del suo popolo è un modo molto più sicuro ed onorato dal tempo e che produce abili governanti rispetto alla nozione relativamente moderna e recente secondo cui un politico di parte, una volta eletto, diventi improvvisamente una persona eticamente e moralmente salda capace di compiere i suoi doveri oltre gli interessi partitici. In effetti, la storia è piena di numerosi esempi di sovrani altruisti ed impegnati, tuttavia devo ancora incrociare un politico che operi in modo altruista e senza pregiudizi personali.

Per cui, sia da un punto di vista teorico che pratico, i Re sono dei servitori dello stato molto più fedeli rispetto ai leaders democratici e repubblicani. Indipendentemente dal fatto che un sovrano governi attivamente (esercitando la massima autorità politica nel suo regno) o che semplicemente regni cerimonialmente (come accade oggigiorno), il suo giuramento di installazione o di incoronazione invariabilmente lo lega a servire e regnare soprattutto nel ricordo e nel timor di Dio, rendendo prioritari la salvezza, il bene etico e morale, ed il servizio duraturo al proprio popolo. I giuramenti costituzionali repubblicani e democratici non prescrivono alcun obbligo in tal senso da parte di un presidente o di un primo ministro.

Prendo il giuramento dell’incoronazione fatto dagli imperatori russi per porlo in contrasto con i giuramenti che i capi di stato repubblicani fanno attualmente. Laddove il Presidente degli USA giura solennemente di “svolgere fedelmente l’Ufficio di Presidente degli Stati Uniti” gli imperatori russi, per fare solo un esempio, giurano solennemente davanti a Dio ed al loro popolo di “compiere tutto ciò che è profittevole per il popolo affidato alla mia guida”. I monarchi russi che venivano incoronati come i supremi giudici terreni sul proprio popolo, umilmente si “inchinano in ringraziamento davanti alla Tua Maestà” e si riconoscono come subordinati e servitori del loro “Signore e Governante”. Allo stesso modo, la Regina Tamara di Georgia, nella sua preghiera in punto di morte, si è preparata per rendere conto a Dio della “nazione e del popolo affidata alle mie cure”. Un Presidente degli Stati Uniti è responsabile solo davanti agli elettori ed ai suoi più influenti supporters la cui opinione cambia in continuazione, laddove un secolo fa tutti sapevano che l’Imperatore russo era responsabile davanti a Dio ed al suo popolo per quel “grande servizio”, un’obbligazione solenne e sacra molto più stringente dello svolgimento temporaneo di un ufficio pubblico.

Il giuramento presidenziale non menziona affatto la responsabilità del presidente davanti a Dio o al popolo, mentre al cuore del giuramento degli imperatori russi c’è la preghiera affinché “nel giorno del giudizio possa dar conto del mio servizio senza colpe”. La più alta autorità morale a cui si fa riferimento nel giuramento presidenziale è la Costituzione, un documento creato dall’uomo, emendabile e mutevole che così tante persone in questa nazione trattano come se fosse infallibile. D’altro canto, nell’incoronazione degli Zar russi, la più alta autorità alla quale il sovrano deve sottomettersi è Dio stesso, la Cui guida ed assistenza il Re implora durante il giuramento dell’incoronazione ed oltre.

È notevole che in nessun punto del giuramento dei monarchi russi (visti prima del 1905 come autocrati assoluti che non rispondevano ad alcuno sulla terra) si trovino delle tronfie esaltazioni del loro potere o autorità, ma invece un’umile preghiera affinché Dio “mi insegni e mi guidi in questo grande servizio”. Per cui, all’apice della sua incoronazione come autocrate di un vasto e multietnico impero, l’Imperatore russo umilmente prendeva il ruolo di un servitore, implorando la guida di Dio sul suo governo, un ruolo definito soprattutto come un “grande servizio” a Dio ed al suo popolo.

Esattamente come ogni famiglia cristiana ha alla propria testa un padre ed una madre od uno solo tra questi, allo stesso modo un sovrano, uomo o donna, serve come la madre od il padre simbolici della sua nazione. Questo è un ruolo profondamente unificante e meta-politico, e meno il sovrano si occupa della vita politica nazionale, più è facile per il suo popolo vederlo in tal modo. Nelle monarchie nelle quali il sovrano regna con un consorte coronato, vediamo ancor più la manifestazione naturale della famille idéale, nella quale un re/imperatore ed una regina/imperatrice presiedono assieme in amorevole servizio come dei simbolici padre e madre sulla loro “famiglia” nazionale. In un senso molto reale e simbolico, il monarca e la sua (o il suo) consorte diventano i capi terreni della nazione, ed indipendentemente dal fatto che governino politicamente o regnino, servono ad incarnare gli ideali cristiani di matrimonio, vita familiare ed unità domestica e tranquillità per il loro popolo, ideali che sono in sé salvifici se uniti ad una vita comune vissuta in unione con Cristo ed il Suo Vangelo. Un ogni modello democratico, a causa del loro ufficio temporaneo ed intrinsecamente di parte, i presidenti o i primi ministri non possono mai sperare di servire in questo modo simbolico, e la popolazione soffre per la mancanza di una figura di madre o padre metapolitica ed unificante da prendere a modello per la morale e la condotta virtuosa. Traendo l’esempio dalla psicologia infantile, è notevole che i ragazzi e le ragazze giochino in tutto il mondo ad essere re e regina, mai  a presidente e primo ministro.

È ben conosciuto nella storia inglese che la regina anglicana Elisabetta I (1558-1603) si riferì a sé stessa ripetutamente e pubblicamente come la moglie dell’Inghilterra, la sposa dell’Inghilterra, ed al suo regno come a suo marito; ciò che è meno conosciuto è che tutto ciò iniziò sotto la sua predecessrice e sorellastra cattolica, regina Maria I (1553-1558). Il libro di Sarah Duncanary I: Gender, Power, and Ceremony in the Reign of England’s First Queen è uno strumento meraviglioso in quest’ambito di ricerca. Dato che Maria è stata la prima regina effettivamente regnante nella storia inglese, si rese necessario lo sviluppo di un nuovo linguaggio politico per legittimare e conferire l’autorità reale ad una donna. Per giustificare e normalizzare questa anomalia di un governo al femminile, era necessaria una nuova formulazione della sovranità medesima, dato che era senza precedenti che una donna fosse a capo dell’Inghilterra. Questo nuovo sviluppo fu conosciuto come la teoria “dei due corpi del Re”, oppure per i regni di Elisabetta e Maria, i due corpi della Regina. Si riconosceva che il sovrano aveva un “corpo personale”, mortale e che poteva essere anche femminile, ed un “corpo politico”: gli immortali ed atemporali Trono e Corona personificati nel e attraverso il sovrano, che veniva trasferito da un monarca al suo successore e così via nell’eternità.

Appropriatamente, come i re venivano paragonati a Cristo, Maria I venne paragonata alla Regina dei re, la Vergine Maria, Regina del cielo, colei che intercede maggiormente per i cristiani. Come mostra Duncan, è stata la spesso dimenticata e largamente marginalizzata Maria Tudor, non la sua sorellastra Elisabetta, ad inventare il concetto della Regina regnante come Madre del suo popolo e “sposata” al Regno d’Inghilterra.

Dato che come cristiano ortodosso, sono fondamentalmente preoccupato della mia salvezza e specialmente di quella del mondo, ed interessato principalmente alla monarchia cristiana in opposizione alle tradizioni monarchiche di altre fedi, vale la pena esaminare ciò che le Sacre Scritture dicono, quali libri divini compilati ed ispirati dallo Spirito Santo che agisce attraverso iL Corpo di Cristo la Chiesa Ortodossa, relativamente al governo in generale e la monarchia in particolare. Ecco solo alcuni esempi tratti da un articolo di Fr. Joseph Gleason:

  • Salmi 2, 10-12 invita: “E ora, sovrani, siate saggi istruitevi, giudici della terra; servite Dio con timore e con tremore esultate; che non si sdegni e voi perdiate la via. Improvvisa divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia.”
  • Il salmo 24, 7 si riferisce a Dio nella Persona dello Spirito Santo come ad un Re: “Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria.”
  • Romani 13,1 si riallaccia alle origini divine dell’autorità (originariamente re in ogni paese): “ Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio.”
  • Il Libro dei Giudici collega ripetutamente la mancanza di un Re al caos ed all’illegalità dell’Israele di allora: “In quel tempo non c’era un re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio.” Questa frase “In quel tempo non c’era un re in Israele” ed il rapporto con l’illegalità e l’ingiustizia compare numerose volte in tutto il Libro dei Giudici.
  • Quando il profeta Samuele era anziano, si preparò a lasciare i propri figli dopo di sé come giudici in Israele, ma il popolo di Israele non li volle, ricordando al profeta che i suoi figli non erano giusti come lui. Invece, gli chiesero di consacrare un Re per loro. (1 Samuele 8, 1-22)
  • In Proverbi 16,12 si avverte che i re devono comportarsi in modo giusto: “È in abominio ai re commettere un’azione iniqua, poiché il trono si consolida con la giustizia.”
  • In Proverbi 20,28 si prega affinché “Bontà e fedeltà vegliano sul re, sulla bontà è basato il suo trono.”
  • In Proverbi 29,14 si promette un trono eterno (la santità) ai re che amano i poveri: “Un re che giudichi i poveri con equità rende saldo il suo trono per sempre.”

Come Padre Joseph Gleason fa notare nello stesso articolo, ulteriori passaggi della Scrittura considerano la regalità come un particolare veicolo o meccanismo tramite il quale Dio comunica con il Suo popolo Israele ed i Suoi profeti:

  • In Genesi 14, il re Melchizedek profeticamente pone in essere la prima proto-Eucarestia nella Scrittura, benedicendo Abramo con pane e vino.
  • In Genesi 17, Dio promette di benedire Abramo con dei re come discendenti.
  • In Genesi 35, Dio promette di benedire Giacobbe con dei re come discendenti.
  • In Genesi 49, Do promette che i Re d’Israele verranno dalla tribù di Giuda.
  • In Deuteronomio 17, Mosè imposta il progetto affinché Israele abbia re benedetti.
  • In 1 Samuele 2, Anna profetizza a riguardo della monarchia che verrà (versetto 10) in un contesto molto positivo, concentrandosi sul monarca unto dal Signore.
  • Quando i Re d’Israele si comportano correttamente, la Scrittura non indica mai che avrebbero dovuto essere “tanto buoni da abolire la monarchia ed instaurare una forma migliore di governo.”
  • Allo stesso modo, quando i Re d’Israele agiscono scorrettamente, la Scrittura non suggerisce mai che “essere re” sia parte delle loro colpe.
  • Nel Nuovo Testamento, molte persone parlavano greco, e tutto l’Impero romano era profondamente influenzato dalla cultura greca, che era stata già a conoscenza dell’istituto democratico per 500 anni. Tuttavia, Gesù non dice mai di rimpiazzare le monarchie con delle democrazie (o qualsiasi altra forma di governo). I re come singoli sono oggetto di reprimende, ma la monarchia come forma politica in quanto tale non è mai condannata.
  • L’apostolo Pietro ci dice di “sottometterci … al re” e di “onorare il re”.
  • L’apostolo Paolo non solo ci chiede di pregare per i Re ma anche di ringraziare per la loro presenza.
  • In tutta la Scrittura, Gesù è indicato come un grande Re.
  • Nell’Apocalisse, Dio promette a noi cristiani che regneremo come re.

Dalla Genesi fino all’Apocalisse, la Monarchia è presentata in una luce positiva, come il piano di Dio sin dalla fondazione del mondo. (1 Samuele 8 non fa eccezione, come dimostrato in un articolo sil “Re a lungo aspettato” del medesimo Fr. Joseph Gleason). Le cose vanno bene quando la sovranità è esercitata in modo buono, e vanno male quando è esercitata in modo cattivo. MA lo stesso è vero per qualunque lavoro. In questo senso specifico, non c’è nulla di unico per quanto riguarda la monarchia.

In conclusione, ecco una serie di ragioni, sia da un punto di vista di teoria politica che di applicazione pratica, per cui la Monarchia è un sistema di governo più morale, stabile, ed in generale migliore ed ontologicamente più alto rispetto ad ogni altro. Non toccherò il dibattito relativamente a quale monarchia sia preferibile, se l’autocratica o la costituzionale, ma osserverò semplicemente che, indipendentemente dal fatto che una monarchia sussista all’interno di una cornice politica democratica, la sua esistenza è in ogni caso di grande beneficio alla società ed alla cultura politica.

1) Il fine intrinseco della Monarchia è ontologicamente più alto del fine intrinseco di qualunque altro tipo di autorità politica. L’obiettivo fondamentale della monarchia è la presentazione a Dio da parte di ciascun sovrano di una servitù efficace per conto del proprio popolo. Ciascun monarca è solo un servitore temporaneo, ma deve rendere conto eternamente del suo compito al Re dei Re. Questo servizio è realizzato al meglio tramite lo zelante mantenimento di pace ed ordine e dunque della protezione generale delle libertà che conducono a tale pace ed ordine. Un leader eletto che abusa della sua autorità e viola la costituzione che ha giurato di difendere affronterà solo conseguenze immanenti (impeachment, procedimento penale, rimozione dall’ ufficio, impopolarità). D’altro canto un sovrano si ritiene responsabile davanti a Dio per come adempie ai doveri del suo ufficio.

2) La Monarchia è la più naturale forma di governo conosciuta all’umanità, e la più ampiamente praticata attraverso tutta la sua storia. Il fatto che le monarchie esistono tuttora dopo migliaia di anni e varie rivoluzioni politiche è notevole di per sé, ed ancor di più per il fatto che oggigiorno quasi tutte le monarchie sono viste come estremamente legittime da parte dei rispettivi popoli. La storia è piena di esempi di cattivi re e di buoni re, come di cattivi presidenti e buoni presidenti, ma il sistema di governo presidenziale sono, al massimo, vecchi di 300 anni in tutto il mondo, e nella maggior parte delle nazioni sono stati introdotti molto più di recente.

3) La Monarchia è l’unica forma di autorità politica che rispecchia a livello nazionale l’unità basica e fondamentale della società: la famiglia.  Dunque, molto più che un primo ministro eletto o un presidente, i sovrani e le loro famiglie possono fissare un modello ideale per la vita famigliare, che è il fondamento basico del resto della società. Un Presidente o Primo ministro non è necessario che sia sposato, ed anzi sta diventando sempre più comune avere presidenti (François Hollande in Francia) o primi ministri (l’australiana Julia Gillard) celibi.

4) La Monarchia è la sola forma di governo che la Scrittura e la Tradizione cristiana lodano, difendono, ed incoraggiano.

5) La Monarchia è l’unica forma di governo che rispecchia correttamente e idealmente le più alte virtù cristiane di servizio e sacrificio di sé. Quasi ogni società cristiana era, storicamente, una monarchia. Allo stesso modo, la Monarchia è la sola forma di autorità politica che mantiene nella sua essenza la fede e le virtù cristiane, come si vede dal giuramento tuttora effettuato dai sovrani Inglesi e quelli presi una volta dai sovrani russi, francesi, ungheresi e tedeschi.

6) La Monarchia è la sola forma di governo nella quale il governante è obbligato a difendere la Verità oggettiva e a rappresentare e difendere una visione del mondo fondamentalmente cristiana. Perciò gli imperatori cristiani pregavano di ricevere “la sapienza che appartiene al Trono [di Dio]; mandala dal Tuo Santo Cielo, che io possa sapere cosa è gradevole alla Tua vista, e cosa è giusto secondo i Tuoi comandamenti.”

7) Come già sottolineato, la monarchia rappresenta e manifesta una forma di governo ontologicamente ed intrinsecamente superiore se paragonata alle democrazie repubblicane. I sovrano sono tenuti responsabili non solo verso il loro popolo ma innanzitutto verso Dio per il loro servizio.

8) Il punto finale è ovvio: la Monarchia è una forma di governo ontologicamente ed intrinsecamente superiore rispetto alle moderne tirannie comuniste e fasciste, nelle quali i governanti non sono mai ritenuti responsabili eccetto dalla storia, e sono liberi di commettere innumerevoli abusi, come si nota dagli esempi della Germania nazista, Croazia Italia e Spagna fasciste, e le comuniste Unione Sovietica, Cina, Romania, Cuba e Vietnam.

Ad alcuni potrebbe sembrare strano che io, un americano, scriva un pezzo in difesa della monarchia, ma sottolineo che ci sono molti connazionali monarchici. Una delle realtà più tragiche e sgradevoli della storia politica americana è l’esilio forzato extragiudiziale, immediatamente dopo la ratifica del Trattato di Parigi del 1783, di centinaia di migliaia di Lealisti americani; la maggior parte di essi si consideravano sudditi leali del Re, e tuttavia i patrioti vittoriosi li vedevano come traditori irrecuperabili da deportare.

Molti miei amici di ogni colore politico sentono un amore naturale verso la persona della Regina Elisabetta II, che sarebbe la nostra Sovrana, come lo è del Canada, se la storia non avesse separato le nostre nazioni 232 anni fa da un’unione secolare col Regno di Gran Bretagna. Perché, su qualsiasi livello morale ed etico, gli Americani debbano provare meno rispetto o devozione verso Sua Maestà la Regina in rapporto alle nostre autorità politiche elettive, quando la prima ha preso come priorità nella vita la difesa della pace nel mondo , la gentile comunicazione dei valori cristiani al suo popolo, ed una più stretta collaborazione nella famiglia di nazioni di cui è il capo terreno? Come incarnazione vivente dei valori fondamentali della monarchia e virtù di servizio a Dio ed al suo popolo, Sua Maestà la Regina è giustamente esaltata da persone di ogni nazione e credo politico come un monarca modello e una donna che dà priorità al suo servizio a Dio ed al suo popolo. Come del resto assicurò decenni fa quando era ancora la Principessa Elisabetta, il suo giuramento di servire per tutta la vita il suo popolo è uno che ha mantenuto e continua a mantenere con notevole umiltà e continua grazia: “Dichiaro di fronte a voi che tutta la mia vita, corta o lunga che sia, sarà dedicata al vostro servizio ed al servizio della grande famiglia imperiale a cui tutti apparteniamo.”

In chiusura, vorrei chiedere umilmente la benedizione di Dio onnipotente, il Re dei Re, su tutte le autorità civili dovunque, specialmente su tutti i sovrani ed i loro consorti, e domandarGli che faccia crescere tutti i governanti in giustizia, moralità, devozione e ricordo della loro responsabilità verso Colui che giudica tutti gli uomini e le donne. Richiederei anche a tutti di pregare per la vita dei propri governanti, sia eletti che non eletti, in modo che quelle preghiere li facciano o continuare sulla strada della giustizia e della devozione, oppure se ingiusti e miscredenti, li convertano ad un modo di governo giusto attento e nel ricordo di Dio, verso Cui tutti noi dobbiamo alla fine render conto della nostra vita.

 

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